HomeMadonieServizio Idrico nelle Madonie: Lapunzina: «Servono chiarezza, trasparenza e responsabilità»

Servizio Idrico nelle Madonie: Lapunzina: «Servono chiarezza, trasparenza e responsabilità»

Le recenti dichiarazioni dell’Amministratore Unico di SO.SVI.MA. Spa impongono una riflessione seria e documentata sul piano tecnico, amministrativo ed economico.
Il richiamo ai principi del referendum del 2011 sull’acqua pubblica risulta improprio e parziale. Tali principi non si limitano alla negazione del profitto, ma impongono trasparenza, partecipazione e capacità gestionale. Elementi che, allo stato, non risultano adeguatamente dimostrati nel modello adottato dai 14 comuni madoniti in regime di salvaguardia.
Particolarmente rilevante è la questione dei dati sulle perdite idriche. L’affermazione secondo cui si sarebbe passati da oltre il 70% a meno del 40% necessita di chiarimenti puntuali e verificabili:


• qual è la fonte ufficiale dei dati;
• quale metodologia è stata utilizzata;
• su quale campione territoriale si basa l’analisi;
• se i dati si riferiscano all’intera rete o a specifici segmenti oggetto di intervento.
In assenza di tali elementi, tali numeri non possono essere considerati dati certificati, ma restano affermazioni prive di adeguato riscontro tecnico.
Anche qualora fossero confermati, un livello di perdite inferiore al 40% rappresenta comunque un indicatore di grave inefficienza, distante dagli standard attesi a livello nazionale ed europeo.


Sul piano organizzativo, permane una criticità sostanziale: la capacità effettiva dei comuni di sostenere la gestione del Servizio Idrico Integrato. Attività complesse, a partire dalla manutenzione delle reti e dalla delicata gestione dei processi di potabilizzazione, fino alla telelettura, alla gestione dei contatori intelligenti, alla fatturazione e alla gestione dell’utenza, richiedono strutture industriali, competenze specifiche ed economie di scala che, allo stato, non risultano adeguatamente documentate.Ancora più grave è il silenzio su aspetti fondamentali: chi gestirà concretamente questi sistemi? Con quali competenze? Con quali costi? E soprattutto: chi sosterrà le conseguenze economiche qualora il modello si rivelasse inefficace?Risulta inoltre incomprensibile la mancata valorizzazione del ruolo del gestore pubblico esistente, AMAP S.p.A. (interamente partecipata dal pubblico), che dispone di esperienza consolidata e capacità operativa su scala provinciale.


Non può essere trascurato, infine, il profilo economico-finanziario dell’operazione: si tratta di un sistema che muove risorse ingenti (oltre 16 milioni di euro), anche in relazione ai fondi PNRR, i cui effetti si estenderanno nel tempo, incidendo sui cittadini ben oltre i confini dei comuni coinvolti.In tale contesto, il richiamo a modelli internazionali come le “Blue Communities” appare del tutto fuori luogo. Senza trasparenza dei dati, senza una chiara sostenibilità gestionale e senza una solida struttura industriale, non è possibile parlare di modello virtuoso.È necessario, pertanto, un chiarimento pubblico, fondato su dati verificabili e su un confronto aperto, che consenta di valutare con rigore e responsabilità le scelte effettuate e le loro conseguenze nel medio e lungo periodo.
Lo dichiara Vincenzo Lapunzina, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Tutela Madonie”.

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