Dal 13 al 17 aprile 2026 la nostra scuola ha vissuto una settimana che difficilmente dimenticheremo. Una di quelle esperienze che non si limitano a riempire un calendario di attività, ma che lasciano segni profondi nelle persone. Ancora una volta, l’Erasmus+ si è rivelato per ciò che davvero è: un ponte tra culture, lingue e storie, capace di trasformare una scuola in una comunità aperta al mondo. Nell’ambito dell’Azione KA121, il nostro Istituto ha accolto con entusiasmo una delegazione di studenti e docenti della Sırasöğütler Anadolu Lisesi di Darıca (Turchia), della provincia di Kocaeli, insieme a quattro docenti provenienti da due istituzioni scolastiche della città di Eskişehir (Turchia), coinvolti in attività di job shadowing sulle pratiche inclusive adottate dalla nostra scuola.
Fin dal primo momento, l’accoglienza è stata spontanea, naturale, quasi istintiva. Alla cerimonia di benvenuto, l’emozione era palpabile: qualche sorriso timido, qualche parola in inglese detta con cautela, ma anche risate improvvise e gesti che hanno superato immediatamente ogni barriera linguistica. È bastato poco perché i gruppi si mescolassero, perché i nomi diventassero volti familiari e perché la scuola si riempisse di una vivacità speciale. I nostri studenti hanno partecipato alle attività con entusiasmo autentico. Non perché fossero “fuori aula”, ma perché si sentivano protagonisti di qualcosa di importante.
Durante i lavori di gruppo, spesso si è assistito a scene semplici ma significative: studenti italiani che traducevano con pazienza una consegna, ragazzi turchi che insegnavano parole della loro lingua, quaderni riempiti di disegni, simboli e appunti scritti in più alfabeti. In un laboratorio, un gruppo ha impiegato più tempo a scegliere il nome del progetto che a realizzarlo, perché tutti volevano che fosse davvero “di tutti”. I giochi tradizionali all’aperto sono stati uno dei momenti più amati. All’inizio c’era un po’ di esitazione, il timido di turno chiedeva: “si gioca così?”, ma dopo pochi minuti il cortile si è trasformato in uno spazio senza confini, dove le regole venivano spiegate a gesti, le sconfitte accettate con ironia e le vittorie festeggiate insieme. Qualcuno ha commentato che, in fondo, i giochi dei diversi Paesi si assomigliano più di quanto si pensi, cambiano i nomi, ma non il divertimento. Nei workshop digitali, dedicati alla creazione di prodotti condivisi, si è vista all’opera una collaborazione autentica. Canva, Scratch e Genially sono diventati strumenti per raccontare storie comuni e non solo per creare e-book. Ogni scelta, che fosse un colore, un’icona, una parola è stata discussa, condivisa, negoziata. Un piccolo esercizio di democrazia e rispetto reciproco, vissuto con naturalezza.
Un capitolo speciale lo meritano le famiglie ospitanti, che hanno accolto gli studenti turchi come se fossero parte della famiglia da sempre. I racconti del rientro a scuola parlavano di cene multilingue, di piatti tipici cucinati insieme, di foto mostrate con orgoglio, di tentativi di comunicazione fatti con gesti, traduttori automatici e tante risate. In più di un caso, al mattino, separarsi per tornare a scuola è stato più difficile del previsto.
Parallelamente, i docenti provenienti da Eskişehir hanno vissuto un’intensa esperienza di job shadowing, osservando le pratiche inclusive della nostra scuola, per poi confrontarsi in modo aperto e costruttivo. Le osservazioni in classe, i momenti di dialogo informale e le riflessioni condivise hanno reso evidente come l’inclusione non sia una metodologia isolata, ma una cultura che attraversa ogni scelta educativa.
Questa esperienza non si è chiusa con un arrivederci, ma con un a presto. Nell’ottica della reciprocità, gli studenti italiani ospitanti parteciperanno a una mobilità presso la scuola di Darıca dall’11 al 17 maggio 2026, portando con sé ciò che hanno imparato: apertura, rispetto, empatia, stima e curiosità verso l’altro. La mobilità Erasmus+ appena conclusa ha dimostrato, ancora una volta, che la nostra scuola è un luogo in cui l’inclusione è una forza, l’internazionalizzazione una scelta quotidiana e l’accoglienza una pratica concreta.
Mariacatena Coco
Erasmus+. Un ponte tra Cefalù e la Turchia
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