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Sequestro olio dalla Tunisia, precisazioni del Consiglio Territoriale degli Spedizionieri Doganali della Sicilia

In relazione alle notizie diffuse sul sequestro di una partita di olio di origine tunisina nel porto di Palermo, il Consiglio Territoriale degli Spedizionieri Doganali della Sicilia ritiene opportuno fornire alcune precisazioni tecniche, nel pieno rispetto dell’attività investigativa in corso.

Il Presidente Mario Piras sottolinea che «il sistema dei controlli svolto da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ICQRF, Guardia di Finanza e dalle altre Amministrazioni è una garanzia imprescindibile per la tutela dei consumatori e degli operatori che rispettano le regole». Piras precisa, inoltre, che «l’olio sequestrato era dichiarato sin dall’origine come prodotto tunisino, come risulta dalla documentazione commerciale fornita alla dogana all’atto dell’importazione. Non vi è alcuna contestazione relativa alla falsa indicazione dell’origine geografica». Sul piano sanitario, aggiunge: «Prima dello svincolo della merce è stato acquisito il Nulla Osta sanitario, che ha attestato la conformità del prodotto. La contestazione riguarda esclusivamente la classificazione merceologica, non l’idoneità al consumo».

L’ex presidente Salvo Indaco evidenzia che non si tratta di un problema isolato, «ma riguarda numerose partite di olio importate dalla Tunisia e contestate in diversi porti italiani». Indaco spiega che «gli importatori richiedono certificazioni analitiche rilasciate da laboratori tunisini accreditati presso le stesse organizzazioni comunitarie cui fa riferimento il laboratorio chimico delle dogane italiane. Le difformità tra analisi condotte con identici standard meritano la massima attenzione». E aggiunge: «Quando un operatore acquista un prodotto pregiato sulla base di documentazione ufficiale e riceve un prodotto classificato diversamente, subisce un danno economico rilevante. La tutela deve riguardare sia i consumatori sia gli imprenditori che agiscono con diligenza». Infatti, nella fattispecie del caso del sequestro in questione, l’importatore calabrese non ha tratto un presunto beneficio ma ha subito un accertato danno economico, pagando un olio al prezzo di extravergine trovandosi di fatto in mano un olio declassato a vergine, il cui prezzo è ovviamente inferiore.

Il Consiglio Territoriale auspica che le istituzioni competenti possano contribuire a fare chiarezza sulle difformità analitiche riscontrate, nell’interesse dell’intera filiera. «Gli spedizionieri doganali continueranno a collaborare con tutte le Autorità dello Stato – conclude Piras – affinché ogni merce introdotta nel territorio dell’Unione europea sia sottoposta ai controlli previsti dalla normativa, nel segno di legalità, trasparenza e correttezza».

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