“La Regione non può prima approvare la pianificazione urbanistica dei territori e poi, attraverso un altro ramo della stessa amministrazione, adottare un Piano paesaggistico che ne modifica sostanzialmente le previsioni e riduce le potenzialità edificatorie. È un cortocircuito istituzionale che non può essere pagato dai Comuni, dai cittadini e da chi negli ultimi anni ha programmato investimenti sulla base di strumenti urbanistici approvati dalla stessa Regione”.
Lo afferma Mario Giambona, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico all’Ars, che ha annunciato per la giornata di oggi la presentazione di un’interrogazione parlamentare sull’adozione del Piano paesaggistico della Città Metropolitana di Palermo.“Qui non è in discussione la tutela del paesaggio – sottolinea Giambona – ma la coerenza dell’azione amministrativa. Non è accettabile che dopo anni di iter urbanistici, dopo l’approvazione dei Piani regolatori e dopo che amministrazioni, professionisti, imprese e cittadini hanno fatto scelte e programmato investimenti sulla base di quelle regole, la Regione introduca nuove prescrizioni senza un adeguato coordinamento con la pianificazione già vigente”.
“Il rischio – aggiunge – è quello di produrre incertezza, bloccare interventi già programmati e mortificare le prospettive di sviluppo dei territori. Ancora più grave è che tutto questo avvenga senza un reale e preventivo coinvolgimento delle comunità locali, degli ordini professionali e delle categorie produttive, come invece sarebbe necessario per uno strumento destinato a incidere profondamente sul futuro urbanistico ed economico della provincia di Palermo”.
“È la stessa Regione – conclude Giambona – che deve spiegare come sia possibile che un suo assessorato approvi uno strumento urbanistico e, poco dopo, un altro assessorato ne adotti uno che rischia di renderne inapplicabili alcune previsioni. Questo non è coordinamento istituzionale, è un cortocircuito amministrativo che genera incertezza e scarica sui territori il costo delle contraddizioni interne alla Regione. Per questo chiediamo di sospendere gli effetti del Piano e di riaprire il confronto con i Comuni, per arrivare a uno strumento coerente con la pianificazione già approvata e rispettoso delle esigenze reali dei territori”.








