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Il giallo dei due scarabei del cuore di Cefalù. Cronaca di una giornata speciale

L’incontro che si è svolto, venerdì 25 settembre, presso la sala conferenze del Museo “Mandralisca” di Cefalù, è destinato a lasciare traccia nella memoria collettiva. L’iniziativa, nata dalla felice collaborazione fra la Fondazione culturale Mandralisca e il MASCI di Cefalù, ha voluto rendere omaggio alla memoria di Rosario Ilardo a distanza di 7 anni dalla sua scomparsa: «Ci sono legami che tengono vivo il ricordo delle persone – così ha esordito il Presidente della Fondazione, Vincenzo Garbo – specialmente quando a unirci è la passione per la cultura e per la storia di Cefalù».
Ha portato i saluti della città, in luogo del sindaco, l’assessore all’urbanistica del Comune di Cefalù, arch. Tania Culotta, visibilmente emozionata perché una lunga, solida e fraterna amicizia aveva legato suo padre, il prof. arch. Pasquale Culotta, a Rosario Ilardo, entrambi scout di vecchia data, entrambi “esploratori del mondo”, entrambi profondi conoscitori di uomini e cose.
Ad Ilardo, autore de “L’eccelsa rupe”, va riconosciuto il merito di avere portato all’attenzione del grande pubblico e della comunità scientifica il “giallo” dello scarabeo egizio del cuore fortuitamente ritrovato, sul finire degli anni Trenta del secolo scorso, sulla Rocca di Cefalù, «al di sotto del Tempio di Diana», e conservato presso il Museo archeologico regionale “Salinas” di Palermo. Di quel sensazionale ritrovamento e del giovane studente del Liceo Mandralisca autore della scoperta, identificato da Rosario Ilardo nella persona di Andrea Calderazzo, se ne persero, però, ben presto le tracce.
Raramente la sala conferenze del Museo Mandralisca è stata così gremita di cittadini come in questa occasione, a tal punto da richiedere un supplemento di posti, segno tangibile di appartenenza alla comunità civile e di attaccamento alle vicende e alle radici storiche della nostra città.
Molto apprezzato l’intervento di apertura di Lorenzo Ilardo, Magister della locale Comunità MASCI e figlio di Rosario Ilardo, visibilmente commosso: un’emozione umanamente comprensibile, «espressione di autenticità e di coinvolgimento affettivo verso il proprio padre». Un lungo, piacevole ed appassionato racconto, quello di Lorenzo Ilardo, fatto di ricordi, testimonianze, curiosità, passaggi inediti, aneddoti, retroscena e colpi di scena finali, che hanno accompagnato la lunga gestazione del libro durata oltre dieci anni.
L’archeologa Rosa Maria Cucco, della Soprintendenza di Palermo, ha relazionato, con il supporto di foto e tavole, sui lavori di scavo che da tempo gli archeologi stanno svolgendo sui diversi siti della città di Cefalù, concentrandosi, particolarmente, su quelli che hanno interessato il “turniale” della cattedrale, che ha restituito reperti di epoca greca, romana e normanna, e su quegli altri riguardanti la cinta megalitica della città.
Di alto profilo l’intervento conclusivo della prof.ssa Gloria Rosati dell’Università di Firenze, egittologa di chiara fama e Presidente dell’Istituto Italiano per la Civiltà Egizia, che fu chiamata in causa in questa avvincente storia da Rosario Ilardo per colmare un vuoto che si trascinava da oltre 80 anni, essendosi registrato sull’argomento un solo scritto, quello dell’egittologa Ernesta Bacchi, risalente al lontano 1941. La Rosati, nel suo contributo pubblicato nel 2021, dedicato significativamente a Rosario Ilardo nel frattempo scomparso, grazie ad un’indagine comparativa con un altro scarabeo del cuore conservato presso il Museo archeologico di Berlino, ha ritenuto di rivedere la precedente datazione della Bacchi (XVIII dinastia, ca. 1400 – 1200 a.C.) attribuendo lo scarabeo della Rocca alla XXII dinastia (ca. 910 – 720 a. C.). L’altro scarabeo, oggetto di attenta discussione, è quello che si conserva al Museo Mandralisca: grazie a Rosario Ilardo, che mise al corrente la Rosati dell’esistenza di uno scarabeo che poteva rivestire una certa importanza, l’egittologa fu a Cefalù per analizzarlo e studiarlo, classificandolo, sorprendentemente, non più come semplice amuleto, ma come scarabeo “del cuore” della XXI – XXII dinastia (ca. 950 – 800 a.C.): dello scarabeo, sprovvisto della documentazione originale, si ignora, però, la provenienza. Cefalù, dunque, può vantare il grande privilegio di essere legata a due straordinari e preziosi scarabei del cuore, evento più unico che raro.
La “ricchezza” di questa conferenza è stata tangibile. Lo studio attento e approfondito, scrupoloso e rigoroso, condotto con acribia dalla prof. Rosati non ha risolto – come ha dichiarato la stessa – il “giallo” degli scarabei di Cefalù, ma ha reso più consapevoli i presenti della ricchezza del patrimonio storico-archeologico di Cefalù e della finezza di certi studi. A Rosario Ilardo, con “L’eccelsa rupe”, il merito di aver riportato alla memoria e all’attenzione della collettività lo scarabeo ritrovato sulla Rocca; alla prof. Rosati il merito di aver intuito il calibro del reperto e l’entità delle indagini storiche da fare. Una comunità di cittadini può considerarsi tale solo quando è consapevole del suo diritto-dovere di interrogarsi e documentarsi sul proprio “passato”, che è il risultato della secolare stratificazione culturale delle civiltà che l’hanno preceduta.

La Comunità MASCI di Cefalù

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