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METI, da Palermo la realtà virtuale diventa esperienza: tre giorni per imparare a riconoscere il rischio prima che diventi realtà

Tre giorni per trasformare la sicurezza da regola da ricordare a esperienza da vivere. Prima con chi ogni giorno opera sulle strade e nelle stazioni, poi direttamente tra i banchi di scuola, indossando un visore e confrontandosi con scelte, pressioni e situazioni di rischio costruite per essere il più possibile vicine alla realtà. Si è conclusa, così, a Palermo, dal 19 al 21 ottobre, la prima tappa territoriale di METI – Modelli Educativi in Tecnologia Immersiva per la sicurezza stradale e ferroviaria, il progetto nato dalla collaborazione tra la Direzione Centrale della Polizia stradale, Ferroviaria e dei Reparti speciali della Polizia di Stato e il Dipartimento di Psicologia della “Sapienza” Università di Roma, nell’ambito del Programma Operativo Complementare (POC) di azione e coesione “Legalità” 2014–2020.

La tappa siciliana si è articolata in tre giornate. La prima è stata dedicata alla formazione degli operatori della Polizia Stradale e della Polizia Ferroviaria, chiamati a condividere strumenti, metodo e obiettivi di un percorso che integra competenze operative, psicologiche, educative e tecnologiche. Nella seconda e nella terza giornata METI è entrato nelle scuole secondarie di secondo grado di Palermo, coinvolgendo studentesse e studenti del Liceo Statale “Felicia e Peppino Impastato” e dell’IPSSAR “Francesco Paolo Cascino”.

Nelle aule la realtà virtuale immersiva e le tecnologie a 360° sono diventate strumenti di prevenzione: non una semplice dimostrazione tecnologica, ma un’esperienza costruita per mettere ragazze e ragazzi di fronte a situazioni potenzialmente critiche e accompagnarli a riconoscere i fattori che possono condizionare una decisione, prima che quella decisione produca conseguenze nella vita reale.

Al centro di METI c’è infatti una sfida educativa precisa: trasformare la prevenzione da semplice trasmissione di regole a esperienza capace di coinvolgere emozioni, capacità critica e processi decisionali. Il progetto affronta alcuni dei principali meccanismi psicologici che possono incidere sui comportamenti a rischio: dalla pressione esercitata dal gruppo alla tendenza a minimizzare o giustificare le proprie condotte, dalla distrazione alla sottovalutazione del pericolo, fino all’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità. Elementi che, soprattutto nelle situazioni legate alla mobilità stradale e ferroviaria, possono influenzare le scelte individuali e avere conseguenze significative.

Attraverso ambienti immersivi e simulazioni ad alta aderenza al reale, ragazze e ragazzi vengono messi nella condizione di confrontarsi direttamente con situazioni potenzialmente critiche, sviluppando maggiore consapevolezza delle proprie reazioni, dei processi decisionali e delle conseguenze delle proprie azioni.

L’esperienza immersiva rappresenta però soltanto una parte del percorso. Ogni attività è accompagnata da momenti di riflessione guidata, confronto e rielaborazione, condotti da operatori e psicologi, affinché ciò che viene sperimentato attraverso la simulazione possa trasformarsi in apprendimento consapevole e duraturo.

La metodologia adottata è esperienziale, partecipativa e scientificamente validata e integra strumenti di valutazione prima e dopo gli interventi, attraverso questionari, analisi degli atteggiamenti impliciti ed espliciti e raccolta di dati comportamentali. L’obiettivo è verificare l’efficacia dei percorsi non soltanto sul piano delle conoscenze, ma anche rispetto ai processi decisionali e motivazionali dei partecipanti.

METI rafforza così la collaborazione tra scuola, ricerca scientifica e Polizia di Stato, costruendo un modello condiviso di prevenzione capace di integrare competenze educative, psicologiche, tecnologiche e operative. Al percorso partecipano la Polizia Stradale e la Polizia Ferroviaria, insieme a studenti, studentesse, docenti e formatori delle scuole secondarie di secondo grado delle regioni coinvolte: Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia.

La fase operativa sul territorio arriva dopo la progettazione, lo sviluppo e la validazione dei modelli formativi e dopo l’incontro istituzionale che si è svolto a Roma il 9 ottobre, riunendo tutti i referenti dell’iniziativa e segnando il passaggio all’avvio delle attività didattiche. Palermo ha rappresentato il primo banco di prova sul campo di questo modello, con il coinvolgimento diretto degli operatori della Polizia di Stato e delle comunità scolastiche.

Dopo la Sicilia, il percorso proseguirà in Puglia, prossima tappa di METI, e successivamente nelle altre regioni del Sud Italia coinvolte nel progetto: Calabria, Basilicata e Campania.  L’obiettivo resta quello di portare la sperimentazione dentro i contesti educativi e trasformare la tecnologia in uno strumento concreto di prevenzione, capace di parlare il linguaggio dei più giovani senza rinunciare alla solidità scientifica e al valore dell’esperienza operativa.

Perché la sicurezza non nasce soltanto dalla conoscenza di una regola, ma dalla capacità di comprenderne il senso e di riconoscere il peso delle proprie scelte. METI parte proprio da qui: creare consapevolezza prima che il rischio diventi realtà e fare della responsabilità una competenza da imparare, sperimentare e portare con sé ogni giorno.

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