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Orme d’ombra, da Palermo alle Madonie: 28 le scuole già incontrate in Sicilia

Dall’Acchianata a piedi scalzi a Santa Rosalia al cuore delle Madonie: scuole, famiglie e comunità diventano custodi dei nastri di Orme d’ombra. Dopo le Petralie, il cammino prosegue verso Alia e Gangi.Ventotto scuole in poco più di un mese di cammino. Da Palermo al cuore delle Madonie, Orme d’ombra ha continuato ad attraversare paesi, istituti scolastici, biblioteche, chiese, comunità e luoghi sociali, affidando nomi e storie da custodire.

Orme d’ombra, il cammino contro la violenza di genere ideato e camminato da Rosalba Castelli, artivista viandante e formatrice, presidente di Artemixia APS ETS, prosegue lungo la Via Normanna dopo due settimane densissime che da Palermo hanno condotto la viandante attraverso Bagheria, Trabia, Caccamo, l’Eremo di San Felice, Montemaggiore Belsito, Caltavuturo, Polizzi Generosa e, lunedì 26 ottobre, Petralia Sottana e Petralia Soprana.

Con Rosalba viaggiano i nastri ricamati con i nomi affidati al progetto, ma anche oggetti, parole e gesti ricevuti lungo la strada. Nel suo quaderno all’Eremo di San Felice, Castelli ha scritto: «Porto i nomi di tutte le sorelle. Porto il giubbotto di Cinzia. Porto il braccialetto di Sara».

È una delle immagini che raccontano questa parte di Orme d’ombra: un cammino di relazioni, affidamenti e responsabilità.

PALERMO: L’ACCHIANATA A PIEDI SCALZI E I NOMI AFFIDATI ALLA CITTÀ

A Palermo Orme d’ombra ha attraversato scuole e luoghi sociali fino all’Acchianata a piedi scalzi verso il Santuario di Santa Rosalia, dove sono stati portati i nastri dedicati a Laura Pirri, Giovanna Bonsignore e Anna Elisa Fontana. Una salita diventata rito collettivo: i nomi pronunciati, il canto a più voci insieme alle sorelle, brividi, lacrime e gioia fino ai piedi della Santuzza.

All’Istituto Comprensivo Giuliana Saladino è stato affidato il nome di Lea Garofalo; al Circolo ARCI EPYC Palermo quello di Samia Bent Rejab Kedim.

Il nome di Anna Elisa Fontana è poi tornato inaspettatamente durante un incontro con lɜ studentɜ. «Una ragazza mi ha detto che sua zia, di Pantelleria, era stata vittima di femminicidio. Le ho chiesto se si chiamasse Anna Elisa Fontana. Mi ha guardata incredula: il giorno prima avevamo portato anche il nome di sua zia ai piedi della Santuzza. Ci siamo abbracciate».

Sempre a Palermo, Cetti Zaccaria, mamma di Sara Campanella, ha tolto dal proprio polso il braccialetto di Sara e lo ha affidato a Rosalba dicendole: «Sara amava viaggiare». Poche ore dopo Biagio Sciortino, per un lapsus, ha chiamato lo zaino della viandante “lo zaino di Sara”. «Gli ho detto che non c’era nulla da correggere. Quello zaino ormai è anche lo zaino di Sara. Sara viaggia con me».

BAGHERIA: SARA, FEDORA E I BRACCIALETTI DELL’ALLEANZA

A Bagheria, al Liceo “Scaduto”, frequentato da Sara Campanella, è stato lasciato il suo nome. L’accoglienza ha coinvolto l’Amministrazione, Biagio Sciortino, don Salvatore Lo Bue, la Casa dei Giovani e le donne del Progetto Maddalena.

Nella Casa dei Giovani è stato affidato anche il nastro di Fedora Pedrazzi, una nonna di 84 anni. «Mi ha commosso la cura con cui quei giovani l’hanno trattata: l’hanno portata a cena con noi, le hanno servito il primo, il secondo e il dolce. Uno di loro ha persino rinunciato alla propria sigaretta per darla a lei».

A tutti loro Rosalba ha legato al polso il braccialetto rosso “Orme d’ombra – Sentieri antiviolenza”, recitando la formula nata negli ultimi passi: «In alleanza di Orme e di ombre, di passi condivisi e di sorellanza attiva». Salvatore, che il giorno successivo doveva essere operato, lo ha portato con sé in ospedale; Giovanni lo ha appeso al proprio letto.

TRABIA, CACCAMO E L’EREMO

A Trabia sono stati affidati al territorio i nomi di Mariateresa Parata, lasciata alla Chiesa di San Petronilla, e Maria Teresa Currà, affidata alla cappelletta di Santa Rosalia.

A Caccamo, durante l’incontro con l’Istituto Alberghiero, lɜ studentɜ hanno ricordato Roberta Siragusa. Poco dopo, in un bar di Trabia, un uomo ha chiesto alla viandante se fosse “Roberta Castelli”. «Gli ho risposto che mi chiamo Rosalba. Ma il nome di Roberta lo avevamo appena cantato a gran voce. E forse quel giorno un po’ Roberta lo ero anch’io».

All’Eremo di San Felice, luogo di sosta, silenzio e scrittura, è stato lasciato il nome di Luciana Capozzoli.

MONTEMAGGIORE BELSITO E CALTAVUTURO: LA MEMORIA ATTRAVERSA LE GENERAZIONI

A Montemaggiore Belsito, l’incontro con lɜ studentɜ dell’Istituto Comprensivo Monsignor Arrigo si è concluso con l’affidamento alla scuola del nome di Maria Zarba e con il cammino condiviso per le strade del paese. Alla Biblioteca Museo è stato invece deposto il nastro di Vanda Venditti. Ad attendere Rosalba c’era una biblioteca gremita soprattutto da donne over 65.

A Caltavuturo, il 21 ottobre, sono stati tre i nastri affidati al territorio: Nadia Khaidar all’Istituto Comprensivo Statale “G. Oddo”; Milenia Vitanova a Terravecchia, sul Bastone di San Calogero; Elisa, neonata di appena tre mesi morta nel giugno 2025, alla Chiesa del Collegio di Maria. Anche l’incontro pomeridiano a Palazzo Bonomo ha visto una forte presenza di donne over 65, in un confronto tra esperienza e memoria.

POLIZZI GENEROSA: «UNA SCOSSA». E POI LA TERRA HA TREMATO DAVVERO

A Polizzi Generosa l’I.T.C.A.T. ha accolto il nome di Luciana Ronchi. L’incontro con lɜ giovani dell’indirizzo Geometri aveva colpito profondamente l’assessora Giovanna Curatolo, che lo aveva definito «davvero toccante. Una scossa».

Il canto «Siamo il grido di Luciana», nato con lɜ ragazzɜ più grandi, è poi passato quasi come un testimone alle voci dellɜ bambinɜ della Primaria. Nessunə li aveva preparati a quel canto: lo hanno raccolto e intonato insieme, diventando a loro volta voce di quel nome. Poco dopo, mentre l’incontro proseguiva nella scuola media, la terra ha tremato davvero.

Nel momento dell’uscita dalle aule alcune persone piccole erano spaventate. Una bambina, con gli occhi pieni di lacrime, ha corretto Rosalba che l’aveva chiamata “cucciola”: «Non sono una cucciola». «Aveva ragione – racconta Castelli –. Sono persone piccole». Rosalba le ha preso la mano e ha chiesto a una ragazza delle medie di prenderle l’altra. Altre si sono unite. È nato un cerchio, un gioco, un canto: “Giro giro tondo”. Un modo semplice per attraversare insieme la paura.

«Avevamo appena parlato di una scossa interiore e poi la terra ha tremato davvero. Ma ciò che mi è rimasto non è il terremoto: è il modo in cui le voci dellɜ più grandi sono diventate quelle dellɜ più piccolɜ e come, pochi minuti dopo, sono state proprio quelle voci a trasformare la paura».

PETRALIA: ORME D’OMBRA NEL CUORE DELLE MADONIE

Lunedì 26 ottobre Orme d’ombra ha raggiunto Petralia Sottana e Petralia Soprana, portando a 28 il numero delle scuole incontrate in Sicilia dall’inizio del cammino. Gli incontri con lɜ studentɜ hanno proseguito il lavoro sui temi del rispetto, della parità e della prevenzione della violenza.

«Oggi è particolarmente doloroso scegliere i nomi da lasciare», annota Rosalba nel suo quaderno. Ogni nastro significa decidere dove affidare una storia e a chi consegnarne la memoria. «Diventare un nome pronunciato da almeno una voce, la mia, o da un coro di voci quando non sono da sola»: anche questo è il senso che il cammino sta assumendo tappa dopo tappa.

A Petralia Soprana il nome di Sharon Verzeni è stato affidato davanti a un’aula gremita di studenti, a maggioranza maschile. A Petralia Sottana, nell’aula di Scienze del Liceo delle Scienze Umane, è stato invece lasciato il nome di Maria Denisa Paun. Due nuovi nastri hanno così trovato un luogo e una comunità chiamata a custodirne la memoria.

Con le Petralie si chiude questa parte dell’attraversamento delle Madonie. Oggi, martedì 27 ottobre, Orme d’ombra fa tappa ad Alia, prima di proseguire verso Gangi, dove sarà ricordata Alessandra Cità. Il 3 novembre, a Capizzi, il nome di Teresa Spanò sarà invece affidato prima alle classi della Primaria e poi a quelle della Secondaria.

«IL CAMMINO STA DIVENTANDO PIÙ GRANDE DEI MIEI PASSI»

«In queste settimane mi sto accorgendo che il cammino sta diventando più grande dei miei passi. Una scuola chiama un’altra scuola, un’amministrazione accompagna verso il territorio successivo, una persona decide di camminare per qualche chilometro, qualcun’altra ricama un nome che ancora manca.

Io riparto, ma qualcosa resta: i nastri nelle scuole, nelle biblioteche, nelle chiese, i braccialetti ai polsi delle persone. E qualcosa continua a viaggiare con me: il braccialetto di Sara, il giubbotto di Cinzia, i nomi che devono ancora trovare un luogo, gli incontri.

Quello che mi interessa non è soltanto che lɜ studentɜ conoscano una storia, ma ciò che succede dopo: quando un nome viene cantato insieme, quando una ragazza scopre che il nome di sua zia ha già camminato con noi, quando una madre affida un oggetto appartenuto a sua figlia, quando una sala di donne ascolta e sente il bisogno di parlare.

E mi interessa quello che accade quando me ne vado: i nastri restano. Qualcuno li prende in consegna, li guarda, li racconta, continua a pronunciare quei nomi.

Continuo a sentirmi, sempre di più, la viandante che porta i nomi. E ogni volta che uno di quei nomi viene accolto, cantato o custodito da qualcun altrə, il cammino smette di essere soltanto mio. In alleanza di Orme e di ombre, di passi condivisi, di sorellanza e di fratellanza attiva. È lì che capisco che Orme d’ombra non sta semplicemente attraversando la Sicilia. Sta entrando nelle relazioni. E forse il cambiamento comincia proprio da lì».

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