Ci sono colori e suoni, odori e sapori che creano atmosfere quasi magiche, confluendo in un immaginario album dei ricordi. Aprirlo non sempre è facile, perché si rischia di innescare meccanismi assai delicati, a volte paludosi. Non è questa la circostanza, perché nelle righe che seguono di divertimento si parla, spaziando nella spensieratezza adolescenziale. Nessun sinistro presagio o situazione controversa.
Nei giorni scorsi un amico, su mio input, ha creato (mixandola ad arte) una compilation dance con brani – accuratamente scelti da entrambi – datati 1980, che vennero dunque pubblicati 46 anni fa, giorno più, mese meno. Ascoltandola attentamente, ed emozionandomi, mi è subito venuto in mente un luogo dove il culto dell’apparire più che dell’essere si miscelava con il profano di una musica solo apparentemente usa e getta. In quel luogo così carico di attrazioni e curiosità si era creato, senza saperlo, un’alchimia a metà fra un avanguardismo casereccio dantan e una voglia di resurrezione da (propri) costumi fin troppo opachi. Il posto in questione è Petralia Sottana, un paesino che sorge a mille metri d’altezza, nel cuore della catena montuosa delle Madonie, in provincia di Palermo. E’ un luogo sospeso fra il fascino in chiaroscuro del Medio Evo e la suggestione di paesaggi mozzafiato in cerca d’autore. Ma soprattutto un posto dove non succede (quasi) mai niente e la vita scorre con una lentezza (spesso) esasperante.
Ebbene, nella periferia popolare di questo grazioso paesino di pietra, per la precisione nel quartiere che prende il nome da San Giuseppe, venne realizzata una fantomatica e infinitamente piccola riproduzione del newyorkese ‘Studio 54’, la discoteca per antonomasia, autentica fonte d’ispirazione per ogni tipo di trasgressione. Molto, ma molto più modestamente, al di qua dell’oceano, due signori di nome Gabriele Bracco e Pino Cantale, sotto certi aspetti due visionari ante litteram, crearono dal nulla la discoteca Saturno che presto divenne punto riferimento per tutto il comprensorio, ma soprattutto per i virgulti giovani del luogo.
Proprio in questi giorni ricorre il 46/o anniversario dell’inaugurazione della ‘Saturno’ che, come tante discoteche molto più famose, non esiste più, ma della quale si conserva un ricordo dolce e selvaggio. Per qualcuno era un luogo di perdizione, che ricordava vagamente un girone dantesco, ma per tantissimi invece era un sito dove il riscatto sociale si materializzava così velocemente da non capire quando e come cominciava, né dove finiva. Già, perché nella discoteca Saturno, non c’erano classi sociali né pregiudizi o preclusioni per alcuno. ‘A’ era uguale a ‘B’ e ‘C’ era identico a ‘D’, senza differenze, senza egoismi, tutti avviluppati nelle stesse inconsistenti frivolezze. Come se un diabolico algoritmo concentrasse e frullasse un insieme di sensazioni forti. La prima volta che entrai nella discoteca Saturno, sebbene abituato a frequentare le più note ‘sale’ di Palermo, rimasi stupito e affascinato da quella magica atmosfera che erano riusciti – con riconosciute capacità – a creare in pochi metri quadrati. Quell’isola felice, fomentata dal ritmo del quattro/quarti, era qualcosa di inimmaginabile anche fino a qualche mese prima. In breve arrivarono comitive da altri paesini circostanti, umanità varia che presupponeva un target altrettanto variegato.
La discoteca Saturno accoglieva tutti a braccia aperte e nessuno tornava a casa prima delle 3 del mattino insoddisfatto o inappagato: bastava acquistare il biglietto, che dava diritto alla consumazione, e lanciarsi in quella pista di vetro resistente, che ricordava vagamanente l’Odissea 2001, locale ricreato nella Febbre del sabato sera, il film che fece da apripista agli anni delle discoteche e sdoganò definitivamente la disco music, trasformandola in dance music. La discoteca Saturno si accodò e, fra un My sharona, un Don’t stop til you get enough e un Ladies night, accompagnò per alcuni anni i sogni, gli amori, i pruriti, le follie, la solitudine movimentata e le ubriacature selvagge degli Under 15 come degli Over 40. Non c’erano orari alla discoteca Saturno,(a volte si iniziava a ballare alle 2 del pomeriggio con i turisti che scendevano da Piano Battaglia) solo tanta confusione, bella musica, la possibilità di impantanarsi in certe atmosfere che – per molti versi – non torneranno mai. Viverle è stato interessante, intenso, appassionante. A volte pure appagante. Ricordarle quasi un dovere nell’epoca dell'”aspetta che controllo su internet”. Su Vikipedia, della discoteca Saturno non v’è traccia. E forse questa è una fortuna.
Adolfo Fantaccini










