L’organo custodito nella Chiesa Madre di Petralia Sottana è senz’altro il più ricco di storia di tutto il paese. Esso venne costruito nel 1659 da Santo Romano, il più illustre della celebre dinastia d’organari messinesi, autore degli organi della Cattedrale di Monreale e de La Valletta. La decisione di costruire l’organo venne presa in concomitanza della riedificazione della Matrice: tra il 1633 e il 1671 “essa venne ridotta a quella magnifica forma che in atto si vede, a spese della popolazione, divenendo larghezza della chiesa quella che allora era lunghezza, e restando dell’antico edificio unicamente l’attuale porta secondaria”.
Dall’atto custodito presso l’Archivio di Stato di Palermo, redatto dal notaio Giovanni Luigi Panitteri, si evince che l’organo costò 130 onze, fu consegnato per la festa del Rosario di ottobre del 1659 e che aveva i seguenti registri: Principale 8′, Ottava, Decimaquinta, Decimanona duplicata, Vigesimaseconda ed un Flauto (probabilmente di 4 piedi). L’organaro si impegnò a non utilizzare materiale dell’organo preesistente. Quest’ultima notizia testimonia l’esistenza di un organo più vecchio collocato nella vecchia Matrice. Non si hanno notizie circa la sorte che toccò al vecchio organo. Dell’organo costruito nel 1659 è giunta fino a noi allo stato originario la splendida cassa lignea, riccamente intagliata col prospetto a cinque campate comune ad altri organi del tempo e la tavola superiore del somiere, oggi non più utilizzata ma preziosissima poiché è tutta tappezzata di pagine d’una partitura manoscritta d’un ignoto melodramma barocco, con protagonisti Alessandro Magno imperatore e la sua giovane moglie Rossana, e di fogli d’un registro di un notaio petralese della fine del XVI secolo. I fogli servivano ad evitare perdite d’aria all’interno del somiere e, a quei tempi non si andava molto per il sottile nel reperimento della carta. Le restanti parti componenti l’organo (le canne, la tastiera, la trasmissione, i mantici) sono state sostituite nel corso dei vari restauri che sono succeduti nei secoli successivi.
Nel 1751 1’organo è stato restaurato e collocato sopra la porta laterale su un nuovo palco di legno “sostenuto da quattro colonne di calcareo nero. Nei libri di spesa della Matrice risulta che il 10-11-1751 vennero pagati a Baldassarre Di Paola ed ad Ignazio Faraci 15 onze, 24 tari 4 grana per acconciare ed accordare le canne”, ricostruire una nuova tavola di riduzione ed il bancone dei contrabbassi, ritoccare i quattro mantici e la tastiera e di aggiungere un’ottava grave al registro del Flauto. Baldassarre Di Paola nativo di Alcamo, era un organaro molto prestigioso, vissuto tra il 1719 e il 1797; durante la sua vita ebbe l’incarico prestigioso si ampliare l’organo dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale (Pa) costruito in origine, ne1587, da Raffaele La Valle: quest’opera di restauro lo tenne occupato per ben 14 anni, dal 1770 al 1784. Ritroviamo Di Paola impegnato nel 1760 e 1761 nella costruzione di organi ad Erice ed a Trapani. Nel 1843 vengono effettuati altri “acconci” all’organo ma non è indicato l’autore. Nel 1845 invece è intervenuto il Sac. Vincenzo Bella, organista della Chiesa Madre il quale ha acconciato l’organo grande ed ha rifatto la pedaliera”.

Viene qui usata la dicitura di organo grande perché esisteva anche un organo piccolo, fatto usuale nelle grosse chiese in quegli anni. Le uniche notizie sull’ organo piccolo in nostro possesso ci portano all’anno 1850: vengono pagati 3 tari a Giosuè Pollara per lavori di acconciatura. Si trova pure scritto: “a Don Pasquale per complimento di detta acconciatura di organo piccolo”. Il “Don Pasquale” menzionato sarà da identificarsi sicuramente in Pasquale Gueli, organaro proveniente da Caltanissetta che nel 1851 ha ristrutturato interamente l’organo grande per complessive 186 onze, 24 tari e 10 grana. Dalle note di spesa apprendiamo che tutte le componenti del1’ organo, ad eccezione della cassa lignea, sono state rifatte. Non vengono pero specificati m maniera dettagliata gli interventi effettuati sul materiale fonico. In ogni caso, molte canne furono reimpiegate e la tavola superiore del vecchio somiere fu adibita a “passo d’uomo”, balconcino cioè sul quale sostare per la manutenzione e l’accordatura dello strumento.
Nel 1928 l’organaro palermitano Giacinto Micales Lugaro spostò definitivamente lo strumento su una tribuna sospesa sopra l’ingresso principale e lo restaurò: ne accrebbe l’estensione, rinnovò la tastiera e la manticeria, modificò alcuni registri dando l’attuale assetto fonico, ingrandì la cassa lignea aggiungendo nella parte inferiore dei pannelli dipinti. Nel 1967 l’organo fu riparato ed accordato da Rosario Chichi il quale applicò l’elettroventilatore al mantice mantenendo, tuttavia, la possibilità del funzionamento a manovella girevole. L’ultimo restauro è stato condotto dalla ditta organaria Cavalier Francesco Zanin di Codroipo (Udine). Lo strumento è stato smontato nel giugno 1989, interamente pulito e reintonato; è stato rimontato nel maggio 1993.
Le dimensioni attuali della cassa sono: 7 metri d’altezza, 3,55 di larghezza, 2,60 di profondità. All’interno sono ospitate 582 canne sonore e 2 fìnte collocate in secondo ordine nella facciata. Fuori cassa, sul retro, vi sono le 24 canne lignee di grossa dimensione che vengono azionate dalla pedaliera. Gli attuali registri sono stati fabbricati nel corso dei vari interventi succedutisi nel corso dei tre secoli di storia dell’organo. Il Flauto 4′ potrebbe essere l’unico superstite dei registri costruiti da Santo Romano con l’integrazione di Baldassarre Di Paola; la Viola 8′, il Bordone 8′, l’Unda Maris 8′ e il Ripieno a 5 file sono opera di Giacinto Micales Lugaro; il Flauto Reale 8′ è stato costruito dalla ditta Zanin. Il Principale 8′, registro che occupa la facciata, e l’Ottava 4′ sono stati costruiti con molta probabilità nel 1851 da Pasquale Gueli. La tastiera e la pedaliera a leggio sono state costruite durante il rifacimento del 1928.
DIEGO CANNIZZARO







