Nei locali di Bastione Innovazione e Cultura, la cittadina normanna ha ospitato un evento culturale di profonda intensità, grazie al quale il pubblico ha potuto immergersi in un dialogo interdisciplinare nato dalla sinergia tra l’associazione BCsicilia, nell’ambito della rassegna “30 libri in 30 giorni”, e l’associazione Fuori Orario. La serata ha visto intrecciarsi la presentazione del romanzo Oltre il nero di Monica Sapio, curata da Valentina Portera, e la ricerca artistica di Claudia Villani, illustrata da Maria Teresa Rondinella. Due percorsi che, pur muovendosi su binari differenti, condividono temi, ricerca e prospettiva.
Oltre il nero è un romanzo che affonda le sue radici nella materia viva della Sicilia, attraversando con forza narrativa i temi dell’identità, della violenza e della metamorfosi interiore. Monica Sapio costruisce un’opera in cui il tessuto della narrazione diventa metafora dell’essere umano stesso: un intreccio di fili cuciti, strappati e faticosamente riannodati.
La protagonista, Andrea Pasio, si muove in un contesto segnato da una violenza culturale che funge da radice per la sopraffazione e si intreccia con l’ombra della mafia, descritta come un substrato tentacolare che emerge dai palazzi del potere di Palermo. In questo scenario, Andrea avverte il bisogno vitale di ridefinire sé stessa al di là dei ruoli imposti. A scandire i suoi passi è la voce del coro che, sulla falsariga del teatro greco, dà corpo ai suoi pensieri e riflette i suoi conflitti più intimi.
Nel suo percorso di formazione, l’educazione tradizionale e il ruolo della famiglia – fondato sul “restare al proprio posto” e sul soffocamento delle passioni – entrano in collisione con il suo desiderio di libertà. La rinascita di Andrea passa attraverso il rifiuto dei legami simbolici con un passato opprimente e nella nuova consapevolezza della propria omosessualità: l’incontro con Giada non è solo un evento sentimentale, ma l’inveramento di un amore che apre gli occhi “come quelli di un bimbo che ha visto un bozzolo appeso frantumarsi”.
L’amore e il corpo vengono trattati con un linguaggio viscerale che, attraverso la sinestesia, restituisce la densità di un’esperienza totale. Il nero, che all’inizio appare come una trappola di smarrimento, finisce per assorbire tutti i colori della vita:ci racconta che per ritrovare la luce è necessario un “viaggio a sud”, verso le radici più profonde dell’anima.
L’esposizione di Claudia Villani è un progetto che non si limita a essere osservato, ma invita lo spettatore a un attraversamento dell’immagine: un invito a rallentare lo sguardo per andare oltre la superficie e coglierne le stratificazioni profonde.
Alcune opere sono state realizzate appositamente per la mostra di Cefalù, città segnata da una lunga continuità storica, che diventa metafora di un tempo che si deposita, lasciando tracce sovrapposte. Allo stesso modo, il lavoro dell’artista propone una lettura della realtà per livelli, da decifrare e ricomporre. Figura fortemente ibrida e transdisciplinare, l’artista opera tra arte, scienza, medicina e antropologia, interpretando la pratica artistica non come produzione estetica ma come strumento di relazione e trasformazione, capace di incidere anche sul benessere e sui processi culturali.
Al centro della sua ricerca c’è il tessuto, inteso come archivio di memoria: stoffe, cuciture e frammenti diventano tracce di storie individuali e collettive. Il gesto del cucire richiama una tradizione antica, in cui il filo diventa strumento di costruzione del tempo e della memoria, evocando anche la figura di Penelope come simbolo di resistenza e narrazione. Le opere affrontano, inoltre, temi complessi e spesso invisibili, come marginalità e violenze sottili della contemporaneità, rese attraverso immagini che si sfaldano, si occultano o perdono definizione, chiedendo allo spettatore uno sguardo più attento e consapevole.
La mostra, visitabile fino al 30 aprile, si configura così come un invito a ripensare il vedere: non tutto ciò che è visibile è immediatamente comprensibile, e non tutto ciò che è invisibile è assente. Un’esperienza che trasforma lo sguardo in strumento di indagine attiva.
V. Portera, M.T.Rondinella








