HomeCultura e LibriRiflessioni sul libro “Una, la vita umana” di Santo Atanasio

Riflessioni sul libro “Una, la vita umana” di Santo Atanasio

Appena abbiamo avuto tra le mani l’ultimo libro che l’amico Santo Atanasio ci ha consegnato, abbiamo avuto la sensazione che si trattasse di qualcosa di molto impegnativo; il titolo: “Una, la vita umana” – Gilgamesh Edizioni, marzo 2026 – evoca la vita, il dono più notabile della nostra esistenza. Già in quarta di copertina l’autore manifesta la sua formazione professionale tecnico-scientifica volta alla sintesi pragmatica allorché mette a fuoco quell’unicità della vita per ciascuno di noi … “inebriante e amata, / ora lieve ora greve” … “che lentamente / o celermente passa” … una vita che passa, e quello umano è un transito senza un rifiorire, diverso da quello degli alberi nelle ricorrenti primavere che madre natura dona loro.

E l’autore ci parla della sua vita nella prima parte del volume, dedicata agli “affetti familiari”, alla figlia Clara, alla nipotina Ida, allo sguardo della propria madre che infondeva “… il dolce / tepore di un abbraccio”.

Analogamente nel quarto capitolo dell’opera, “Di me, di noi”, ritroviamo la parola essenziale e decisa dell’autore, che a tratti si assottiglia e sfuma in dolcezza malinconica: noi anziani nella lirica “Invecchiando” proviamo commozione, visto che con l’avanzare degli anni … “punti a vivere di vita / essenzialmente vera e non meccanica”… “tieni d’occhio i ricordi bien-aimés / che infondono vivezza alla vecchiaia” … “vedi tutto con occhi diversi, / perché nel cuore hai più vicino il cielo”.

Man mano che ci si addentra nella gradevole lettura del volume, si prende contezza dell’attività spirituale del poeta che appare dominata da un’aristocrazia di sentimenti che ne garantisce la purezza e ne determina fortemente lo stile, ma che, al tempo stesso, apre le porte alla realtà di vita comune, ai luoghi del suo vivere, denominati nella seconda parte del volume “Borgo-cuna, e monti e colline intorno”. E in queste liriche le profonde passioni dell’autore trovano risonanza delicata nel volo di una farfalla che gli “ruba gli occhi”, oppure nel “profumo fresco di limone” di una cedronella e di un gelsomino estivo, oppure l’approssimarsi del buio invernale e lui, il poeta con “lo sconforto della vecchiaia” sarà “un passero / stanco, indifeso, senz’ali, né nido / di sogni, di sorrisi, di speranze”.

Qui Santo Atanasio esprime con tocco lieve l’unicità del trascorrere del tempo, sia nella vita vegetale, sia animale che umana.

Ma il tempo dei nostri più recenti anni ha subito e tuttora sta attraversando un repentino declino etico-culturale in tante parti di questo mondo, una sorta di cambio d’epoca con il riecheggiare di venti di guerra sempre più diffusi, sempre più vicini a noi. L’animo sensibile dell’amico Santo Atanasio ne è rimasto colpito a fondo con senso anticipatorio e non a caso la quinta parte del volume è titolata: “Tempi di barbarie”: la parola “morte”, con interi territori rasi al suolo e intere popolazioni barbaramente decimate, subentra alla parola “vita” e il poeta reagisce con scatto vibrante … “E’ questo tempo / rosso di sangue, / nero di lutti, / perché le guerre /  ̶  barbarie inarrestabili  ̶  / irrompono in più terre”. E così si eleva la voce di denuncia nella lirica “La guerra di Gaza”, perché … “si muore trucidati / di spietata vendetta” e al tempo stesso si auspica … “che sia l’amore scudo contro l’odio / e che la fratellanza / tra i popoli nutra il futuro”. Emerge allora l’educazione cristiana dell’autore che rievoca l’elezione di Papa Leone XIV e lo invoca a ruggire “contro tutte le nequizie / e le ingiustizie”: noi tutti ci associamo a questo grido dell’amico Santo nel considerare la pace un valore universale e lo ringraziamo vivamente per aver suscitato nei nostri cuori nuova linfa di speranza per futuri di nuova vita con rinnovata umanità.

Roma,   Sandro  Morici

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