Osservatorio consumi Confimprese aprile 2026 vs aprile 2025. La Sicilia contiene la frenata.
Consumi in frenata: aprile chiude a -2,8% a valore e il quadrimestre entra in negativo.
L’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala evidenzia un retail sotto pressione: la frenata dei consumi entra nel cumulato annuo. La Pasqua, caduta in aprile come nel 2025, non basta a rilanciare la spesa ma riflette una debolezza reale della domanda e non un semplice effetto calendario.
Nei settori merceologici abbigliamento-accessori a +0,5% si conferma il settore più resiliente. La ristorazione a -5,9% evidenziala riduzione delle occasioni di consumo fuori casa, mentre altro retail chiude a -2,6%.
Nei canali di vendita i centri commerciali limitano le perdite al -0,8%, high street in difficoltà a -4,8%. Commercio di prossimità a -2,9%.
In Sicilia il rallentamento del -1,6% è più contenuto rispetto al dato italiano, ma cresce la cautela negli acquisti. Palermo limita le perdite a -2,6%, mentre Trapani registra la flessione più marcata a -4,4%. I consumatori privilegiano spese essenziali e convenienza, mentre il retail teme una fase prolungata di attendismo.
Prosegue la frenata dei consumi rilevato dall’Osservatorio dell’associazione, con il mese di aprile 2026 che registra una flessione a valore del -2,8% rispetto ad aprile 2025, confermando un progressivo peggioramento del quadro mese dopo mese. Per la prima volta dall’inizio dell’anno, anche il consuntivo cumulato annuale entra in territorio negativo, segnalando un indebolimento sempre più diffuso della domanda interna.
Il fatto che la Pasqua sia caduta in aprile sia nel 2025 sia nel 2026 elimina uno dei principali fattori ‘tecnici’ che spesso alterano il confronto tra i mesi primaverili. Proprio per questo, il dato negativo di aprile 2026 appare ancora più significativo, perché riflette una debolezza reale della domanda e non un semplice effetto calendario.
In questa fase congiunturale, la dinamica dei consumi riflette il rialzo dei prezzi degli energetici che hanno un effetto amplificato, perché si traducono rapidamente in rincari diffusi e in una maggiore percezione di incertezza. Dal lato delle imprese retail, si osserva un indebolimento dei volumi accompagnato da una crescente difficoltà nel trasferire a valle i costi, con un impatto sui margini. Il rischio è quello di entrare in una fase di attendismo diffuso, in cui famiglie e operatori rinviano decisioni di consumo e investimento.
«Il dato di aprile – spiega Mario Resca, presidente Confimprese – conferma un rallentamento ormai strutturale dei consumi, che coinvolge trasversalmente famiglie, territori e canali distributivi. La persistente incertezza economica continua a frenare la propensione alla spesa, penalizzando soprattutto i consumi legati al tempo libero e alla socialità. In questo contesto, il retail si conferma un osservatore privilegiato dello stato di fiducia del Paese. È necessario intervenire rapidamente con misure capaci di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e rilanciare la domanda interna, evitando che questa fase di debolezza si consolidi ulteriormente nei prossimi mesi».
Quanto al dato cumulato del I quadrimestre gennaio-aprile 26 ve gennaio-aprile 25 il totale mercato fa segnare un -0,5% e conferma un progressivo deterioramento della dinamica dei consumi. Non si tratta più di una debolezza episodica o legata a fattori di calendario, ma di un rallentamento che sta assumendo caratteristiche strutturali e che riflette la persistente cautela nelle scelte di spesa delle famiglie, stanno progressivamente riducendo gli acquisti discrezionali in modo più strutturale.
Sul fronte dei comparti merceologici, abbigliamento-accessori a +0,5% si conferma il settore più resiliente, limando in positivo il -0,9% del mese di marzo, pur in un contesto generale di contrazione dei consumi. Più marcata invece la flessione della ristorazione, che registra un calo del -5,9%. Il dato segnala che anche le occasioni festive non sono riuscite a stimolare la spesa come negli anni precedenti. Questo indica una maggiore selettività dei consumatori anche durante periodi tradizionalmente favorevoli ai consumi. Altro retail chiude il mese a -2,6%.
Per quanto riguarda i canali distributivi, i centri commerciali risultano il format con la migliore tenuta, limitando la perdita al -0,8%. Segue il commercio di prossimità, che registra un calo del -2,9%, mentre continuano a soffrire le high street, in diminuzione del -4,8%. In questo caso il mercato appare meno trainato da acquisti impulsivi e campagne promozionali, soprattutto nelle high street.
La Sicilia mostra una maggiore capacità di tenuta rispetto al quadro nazionale sul fronte dei consumi. Secondo l’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala, ad aprile la regione registra una flessione del -1,6% a valore, meglio della media italiana che si attesta a -2,8%. Un dato che evidenzia come, nonostante il clima di incertezza internazionale e le tensioni economiche, nell’Isola la spesa delle famiglie mantenga ancora una discreta resilienza.
Il rallentamento dei consumi appare comunque evidente anche in Sicilia, dove i consumatori stanno progressivamente modificando le proprie abitudini d’acquisto. Cresce l’attenzione al prezzo, aumenta la ricerca di convenienza e si riduce la propensione agli acquisti non indispensabili. Il rischio, sottolineato dall’Osservatorio, è l’avvio di una fase di attendismo diffuso, in cui famiglie e consumatori scelgono di rinviare le spese discrezionali in attesa di maggiore stabilità economica.
A livello territoriale emergono differenze significative. Palermo registra un calo del -2,6%, leggermente peggiore rispetto alla media regionale, ma comunque in linea con il contesto nazionale. Sul capoluogo siciliano incidono probabilmente la maggiore esposizione ai consumi urbani e una dinamica più sensibile alla contrazione della spesa retail.
Più critica la situazione di Trapani, che segna un -4,4%, il dato peggiore tra le province monitorate. Una flessione che potrebbe riflettere una minore fiducia dei consumatori e una maggiore prudenza negli acquisti, in un contesto dove il commercio locale risente maggiormente della debolezza della domanda interna.
Nel complesso, il dato siciliano conferma una tendenza ormai evidente anche nel resto del Paese: i consumi non si fermano, ma diventano più selettivi. Le famiglie continuano a spendere, privilegiando però beni essenziali e offerte promozionali, mentre il retail guarda con attenzione ai prossimi mesi, temendo che l’incertezza internazionale possa ulteriormente frenare la domanda interna.







