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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA IN MEDICINA: “LA TECNOLOGIA SUPPORTA IL MEDICO MA NON LO SOSTITUISCE”


L’Intelligenza Artificiale sta già cambiando la medicina, ma non ne riscriverà il principio fondamentale: la decisione diagnostico-terapeutica resta un atto umano. È questo il messaggio emerso con maggiore forza dalla presentazione del volume «Curare con “intelligenza”. L’intelligenza artificiale tra sapere medico e decisione umana» del professore Salvatore Corrao, svoltasi al Palazzo della Cultura di Catania su iniziativa della Fondazione Salute e Cultura.

Un evento partecipato e di alto profilo scientifico, che ha riunito istituzioni, accademici, clinici e ricercatori in un confronto ampio sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella sanità del presente e del futuro, tra innovazione tecnologica, etica e centralità del paziente.

Ad aprire i lavori è stato il direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Arnas Garibaldi e presidente della Fondazione Salute e Cultura, Giuseppe Ettore, che ha sottolineato come “l’intelligenza artificiale rappresenti una straordinaria opportunità per la medicina contemporanea, ma debba restare uno strumento al servizio del medico e della persona”, evidenziando inoltre come l’obiettivo della Fondazione sia quello di accrescere la cultura della consapevolezza e della responsabilità collettiva e promuovere un confronto serio e multidisciplinare capace di tenere insieme innovazione tecnologica, etica e centralità del paziente.

A seguire, l’ampio parterre di saluti istituzionali che ha coinvolto l’assessore Massimo Pesce, vicesindaco di Catania, il presidente della Scuola di Medicina Giuseppe Barbagallo, i direttori generali delle aziende sanitarie della città Giuseppe Giammanco (Arnas Garibaldi) e Giuseppe Laganga Senzio (Asp di Catania). 
Tra gli interventi istituzionali è emersa una visione condivisa: l’IA rappresenta una trasformazione ormai irreversibile, ma da governare con consapevolezza. Il vicesindaco Pesce ha sottolineato come la pubblica amministrazione stia già attraversando un profondo processo di digitalizzazione, nel quale l’IA viene utilizzata per migliorare i servizi ai cittadini. Una trasformazione importante, ha evidenziato, che non potrà mai sostituire “l’intuito del medico”, elemento insostituibile della pratica clinica.

Sul piano organizzativo e sanitario, il direttore generale dell’Asp di Catania Giuseppe Laganga Senzio ha evidenziato come l’attuale fase dell’IA sia paragonabile agli inizi della robotica di pochi anni fa: “una tecnologia promettente, ancora in evoluzione, che richiede regole chiare, formazione e un forte investimento sul rapporto tra ospedale e territorio, anche attraverso la telemedicina”.

Un richiamo alla centralità dell’uomo è arrivato anche da Salvatore Torrisi, intervenuto in rappresentanza del direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro Salvatore Giuffrida, che ha evidenziato come l’innovazione debba procedere senza mai compromettere l’umanizzazione delle cure. Concetto ribadito con forza anche dal presidente dell’Ordine dei Medici di Catania Alfio Saggio: “La sanità la fanno i sanitari”.

Particolarmente significativo l’intervento del presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Catania, Giuseppe Barbagallo, che ha invitato a ripensare la formazione medica alla luce di una nuova integrazione tra competenze: intelligenza scientifica, esperienza clinica, sensibilità etica e Intelligenza Artificiale. “Un medico moderno – ha sottolineato – dovrà essere in grado di mettere in relazione tutte queste dimensioni, senza mai perdere il contatto con il paziente”.

Nel corso della presentazione del volume, moderata dal giornalista Nuccio Sciacca, il confronto tra l’autore Salvatore Corrao, il direttore della comunicazione del Ministero della Salute Giovanni Migliore e il bioingegnere del Cnr Giovanni Pioggia ha approfondito il senso stesso dell’IA in medicina. Per Pioggia, l’IA non deve essere vista come una risposta automatica, ma come uno strumento capace di generare nuove domande e ampliare il ragionamento clinico. “La qualità delle decisioni dipende sempre dal medico che utilizza la tecnologia”, è emerso dal suo intervento. Migliore ha invece richiamato la necessità di accompagnare questa trasformazione con una maggiore consapevolezza dei cittadini e degli operatori sanitari, sottolineando come la sfida sia quella di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per garantire appropriatezza clinica, sostenibilità e universalità delle cure.

Ampio spazio anche al tema della sicurezza dei dati. Il direttore generale dell’Arnas Garibaldi Giuseppe Giammanco ha evidenziato la necessità di una particolare attenzione ai dati sensibili, soprattutto da parte delle nuove generazioni, ricordando come non esistano sistemi completamente inviolabili e come ciò che viene inserito nelle piattaforme digitali possa non essere più pienamente controllabile. Nel suo intervento conclusivo, il professor Salvatore Corrao ha delineato con chiarezza il concetto centrale del suo lavoro: l’Intelligenza Artificiale come supporto evoluto alla decisione clinica, ma mai come sostituto del medico. “Curare significa partire dalle evidenze scientifiche, ma adattarle al singolo paziente. L’IA è uno strumento potente, ma la responsabilità della cura resta umana”.

Nella successiva tavola rotonda, tutti i partecipanti (proff. Cacopardo, Calogero, Gruttadauria, Pomara, Tamburino), hanno confermato come l’IA stia già entrando nella pratica clinica quotidiana, dalla chirurgia alla cardiologia, dalle malattie infettive  alla medicina legale, aprendo nuove possibilità ma anche nuove responsabilità.

A chiudere i lavori è stato il prof. Salvatore Castorina, che ha tenuto una lectio magistralis, suggellando il confronto con una riflessione di alto profilo scientifico e culturale che consolida la centralità dell’umano

Da Catania arriva così un messaggio condiviso: la medicina del futuro sarà sempre più supportata dalla tecnologia, ma non potrà mai prescindere dalla relazione umana, dall’esperienza clinica e dalla responsabilità del medico. L’Intelligenza Artificiale potrà rendere la sanità più efficiente e precisa, ma la cura resterà, in ogni caso, un atto profondamente umano.

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