La Sicilia arretra sul fronte delle liste d’attesa e registra risultati in controtendenza rispetto al resto del Paese. È quanto emerge dal primo Bollettino trimestrale di monitoraggio delle liste d’attesa pubblicato da Agenas, che analizza i dati del primo semestre 2026 confrontandoli con lo stesso periodo del 2025. Se a livello nazionale cresce il numero delle prestazioni erogate entro i tempi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, nell’Isola si registra invece un peggioramento, particolarmente evidente per gli esami diagnostici. Secondo il monitoraggio, solo il 71,9% degli accertamenti diagnostici viene effettuato entro i tempi massimi stabiliti dalla classe di priorità, a fronte di una media nazionale dell’84,6%. Un dato che colloca la Sicilia tra le regioni con le maggiori criticità e che segna un ulteriore arretramento rispetto al primo semestre del 2025.
Per ASSOCENDIS (Associazione Studi Radiologici Convenzionati Siciliani), i dati confermano la necessità di una diversa strategia nella gestione delle risorse destinate all’abbattimento delle liste d’attesa, valorizzando maggiormente il contributo delle strutture sanitarie accreditate. «Si arriva anche a un anno di attesa per esami diagnostici come ecografie, endoscopie e risonanze magnetiche – dichiara Filippo Iannelli, presidente di ASSOCENDIS -. Questo accade perché le risorse disponibili non sono state impiegate nel modo più efficace, escludendo i centri convenzionati che avrebbero potuto dare un contributo determinante alla riduzione delle liste d’attesa, come è avvenuto in altre regioni italiane. In Sicilia si poteva fare molto di più».
La risposta al problema non può limitarsi ad aumentare il volume delle prestazioni, ma deve puntare ad una programmazione più efficiente dell’offerta sanitaria, a una piena integrazione tra pubblico e privato accreditato e ad un utilizzo mirato delle risorse disponibili. Un modello che consentirebbe di ridurre sensibilmente i tempi di attesa per cittadini e pazienti, garantendo un accesso più rapido agli esami diagnostici e alle visite specialistiche.
«I cittadini non possono continuare a pagare il prezzo di scelte organizzative che non sfruttano tutte le risorse disponibili – conclude Iannelli -. È necessario mettere in campo una collaborazione più stretta tra pubblico e privato accreditato, utilizzando al meglio le strutture già presenti sul territorio. Solo così sarà possibile ridurre realmente le liste d’attesa e garantire ai pazienti tempi di accesso compatibili con i loro bisogni di salute».








