Ciao Connor, questa è per te. Per te che hai camminato accanto a noi con passo lieve, senza mai chiedere nulla e oggi meriti di essere ricordato. Chi ti ha conosciuto caro Demaley Connor si raccoglie in un dolore composto, ma profondo. La tua scomparsa, avvenuta la sera del 31 agosto a Palermo, è stata percepita come un vento freddo che ha attraversato le nostre vite all’improvviso. Connor era nato a Barcellona il 19 agosto del 1984.
Ricordo benissimo quando qualcuno, per scherzo, ti diceva: “Ah, allora sei siciliano!”. Tu ti divertivi, arrossivi appena e rispondevi con quella tua ironia lieve: “Nou Barcellona Pozzo di Gotto…, ma Barcellona in Catalonia, in Spagna.” Lo dicevi piano, con un pudore che era già un tratto della tua anima. Raccontarti era sempre un gesto misurato, come se ogni parola fosse un frammento prezioso da donare con accortezza. La tua storia personale e professionale era ricca, silenziosa, ma estremamente profonda.
Dopo gli studi negli Stati Uniti, una laurea in Lettere, Filosofia e Teologia al Mount Saint Mary’s University e un Master in Creative Writing al California College of the Arts, avevi scelto l’Italia come casa. Qui eri diventato conversatore di lingua inglese per il Ministero dell’Istruzione, docente per le certificazioni Cambridge, traduttore multilingue. Parlavi italiano, spagnolo, catalano, portoghese, galiziano. un patrimonio culturale che non ostentavi mai, ma che emergeva nella cura con cui accompagnavi gli studenti nel loro percorso e chi ti è stato collega lo sa. Guidavi gli studenti con una cura che non si impara nei manuali, ma è una naturale empatia per i giovani.
A Firenze hai iniziato il tuo percorso italiano, poi la Sicilia ti ha chiamato e tu hai risposto. Sei diventato docente conversatore al Liceo Linguistico “Jacopo del Duca-Diego Bianca Amato” di Cefalù, e qui hai lasciato un’impronta che non si cancellerà facilmente. Quando sei arrivato nella nostra città, ti sei scelto una casetta silenziosa nel centro storico, dicevi che ti sentivi abbracciato dalla pietra antica. Hai alimentato la curiosità di molti cefaludesi, perché, nonostante tu fossi molto discreto, eri presente senza rumore ed è in quel periodo che è nato l’aneddoto che oggi ci stringe il cuore, tu che in pieno inverno andavi a nuotare nel mare scuro, e i pescatori allertavano la Capitaneria pensando che ci fosse un uomo in difficoltà, invece eri tu, immerso nell’acqua, come in un dialogo segreto con la natura. “Il mare mi fa compagnia”, dicevi arrossendo.
Oggi quella frase ci commuove più di quanto tu possa immaginare. A Cefalù ti conoscevano in tanti. Anche al supermercato “Decò”, dove spesso eri l’ultimo cliente della serata. Gli impiegati ti ricordano oggi con affetto. Ti facevi voler bene senza fare nulla di speciale.I ragazzi, i tuoi studenti ti volevano bene; ti chiamavano “il vichingo”, perché alto, magro, barba lunga, capelli in disordine e lunghi. E tu ridevi. Quella risata breve, ma intensa, che oggi manca come quando viene meno una voce familiare.
Ricordo un simpatico episodio che oggi ci appare luminoso nella sua semplicità, un alunno, vedendoti arrivare fradicio dopo un acquazzone improvviso, ti disse: “Prof, lei sembra uscito da una saga nordica!”. Abbiamo sentito la tua risata breve ma intensa, una risata che oggi ci manca e ci mancherà per sempre. La tua collaborazione nei progetti Erasmus è stata preziosa. Eri competente, affidabile, serio. Non cercavi riconoscimenti e forse, proprio per questo, ne meritavi ancora di più. Poi Palermo. Il tuo ultimo anno. La tua ultima estate. Una comitiva di amici, serate leggere, mattine serene a Mondello. Il mare che ti accompagnava ancora, ma stavolta non da solo.
Sapere che in Italia, prima a Firenze, poi a Cefalù e a Palermo sei stato felice, hai avuto l’opportunità di conoscere tante belle persone, questa è una consolazione che ci teniamo stretta. È un pensiero che scalda, anche se non basta. Oh Connor, caro collega e amico, se solo avessimo intuito l’epilogo della tua esistenza, avremmo custodito con ancora maggiore cura ogni gesto, ogni silenzio, ogni sorriso appena accennato, quel tuo sguardo innocente. La tua scomparsa ci ha colti impreparati, lasciando un vuoto che non è solo professionale, ma umano. Un vuoto che attraversa le aule, i corridoi, le riunioni, i progetti, le strade, le spiagge, il mare che non ha più la tua figura tra le onde E allora ti salutiamo, come fanno gli amici veri, con l’affetto e gratitudine.
Ciao Connor. Amico di noi tutti. Rimarrai nei nostri cuori. Eri buono. E a chi oggi porta il peso più grande, la tua famiglia, va la nostra vicinanza più sincera. Possano trovare un po’ di consolazione nel sapere che negli ultimi tre anni della tua breve esistenza sei stato felice, amato, stimato. qui, in questa terra che avevi scelto, hai lasciato un segno luminoso e non sarai dimenticato.
Con profonda commozione, Maria Catena Coco a nome dell’intera comunità scolastica “Jacopo del Duca-Diego Bianca Amato” e di tutti coloro che ti hanno conosciuto.








