HomePiano Paesaggistico. Domani all’ARS convegno per chiedere la revoca

Piano Paesaggistico. Domani all’ARS convegno per chiedere la revoca

Domani, come sindaco di Polizzi Generosa,scrive Gandolfo Librizzi, insieme ai sindaci di Collesano e di Valledolmo e ad altri relatori, interverrò al convegno sul Piano Paesaggistico di Palermo, adottato di recente dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana.Carte alla mano, dimostreremo incongruenze, criticità e illogicità di una pianificazione che non tiene conto di una reale lettura territoriale e che, dovesse rimanere invariata, distruggerebbe ogni residua ipotesi di futuro, almeno per i prossimi dieci anni.

La battaglia che stiamo conducendo non è ideologica. Non siamo contro il paesaggio, ma contro una pianificazione a tavolino, fatta nel chiuso di una stanza di Palermo, decidendo della vita di interi territori e di chi ci abita, senza che, peraltro, se ne abbia una reale conoscenza.

Non siamo barricadieri né populisti: siamo solo sindaci amministratori seri, che ogni giorno facciamo i conti con il governo del territorio, con le istanze di chi vuole ancora investire e intraprendere, continuando a rimanere qui; che programma nuove ipotesi di sviluppo, progettando nuove iniziative che, si ribadisce, se rimanesse questo Piano Paesaggistico, con le sue norme di attuazione e la sua zonizzazione vincolistica così rigida e diffusa, sarebbero tutte messe al bando, siano esse pubbliche o private.

Parliamo con cognizione di causa. Abbiamo molto studiato le carte, ci siamo molto confrontati tra noi, con gli esperti, e abbiamo ascoltato i privati. Abbiamo raccolto prove a sufficienza che questo Piano, così concepito, non va bene. È contro la difesa del territorio.

Assolve a un obbligo ma non raggiunge l’obiettivo reale.Abbiamo dato fiducia al Presidente della Regione, che ci ha ascoltati e ha condiviso le nostre preoccupazioni iniziali, istituendo un tavolo tecnico di confronto per provare a correggerlo.

Quindi abbiamo partecipato a quel tavolo e abbiamo esposto esempi concreti che, ammessi come errori e incongruenze, avrebbero dovuto portare a delle iniziative autonome di revisione delle procedure avviate come ci è stato detto.Abbiamo poi anche incontrato l’Assessore regionale ai Beni culturali, cioè chi ha firmato il decreto di pubblicazione.

Abbiamo ascoltato ipotesi che, ad oggi, non hanno determinato alcunché.Nell’attesa che la Regione revochi in autotuela il Piano, cosa che non farà, il tempo scorre. E noi non possiamo consentire di fallire l’appuntamento con gli strumenti che ci offre il diritto, ovvero impugnare alla radice il Piano Paesaggistico per farne dichiarare la decadenza.

Non si dovrebbe arrivare a tanto. Cioè alla circostanza di costringere i sindaci a ricorrere contro la Regione, quando dovrebbe essere la stessa Regione a sentire i sindaci per pianificare insieme. Tutt’altra logica.Ma noi non ci arrendiamo. Almeno non si dica che ci siamo girati dall’altra parte, che non abbiamo difeso le ragioni del territorio, di chi ci abita e dello stesso paesaggio, contro una logica che niente ha a che fare con una vera pianificazione.

Non serve l’ingessatura di interi territori. È un errore metodologico di base quello compiuto nel redigere questo Piano Paesaggistico, ovvero l’idea che la tutela dell’ambiente si attui congelando la presenza umana – specie nei territori sensibili come le Madonie – e rendendo immutabile la forma del territorio, con una tutela passiva o rigidamente conservativa.Questa logica contrastiamo perché è in contrasto con una vera logica di pianificazione, che consideri il paesaggio qual è concettualmente, ovvero sempre una costruzione culturale e sociale stratificata, che si evolve con l’uomo, i tempi e la stessa natura.

È solo l’inizio. Non ci fermeremo. Ce lo impone il mandato che abbiamo ricevuto dai nostri cittadini.

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