A breve si potrà sciare senza neve sui monti di Palermo. Avete capito bene. Nei pressi di Monte Caputo, a San Martino delle Scale, il GAL Terre Normanne ha costruito un’infrastruttura che consente di sciare anche se non è caduto nessun fiocco bianco.L’opera consiste in una pista da sci di 200 metri realizzata con un materiale sintetico chiamato “neveplast” – neve di plastica – e tre piste più piccole dedicate alla discesa di gommoni e ciambelle. Ci saranno anche un bar e un punto per noleggiare l’attrezzatura (entrambi in moduli prefabbricati). Un sistema d’illuminazione consentirà di utilizzare l’impianto anche dopo il tramonto.
Visto il problema globale dell’inquinamento da plastica, sembra assurdo progettare opere di questo tipo. Come scritto in un articolo sull’argomento, “ci sono località che scelgono, in modo lungimirante, di ridurre al minimo l’inquinamento da plastica (la ski area italiana di Pejo3000, in Val di Sole, è la prima al mondo ad essere diventata plastic free…) E, al contrario, c’è chi, pur di soddisfare gli appetiti degli sciatori più incalliti, pensa di usare uno dei nemici numero uno dell’ambiente“.(L’azienda produttrice del neveplast dichiara che la plastica utilizzata è 100% “rigenerabile” e che alcuni suoi materiali di nuova generazione sono realizzati al 100% da fonti non fossili, con certificazione ISCC Plus.)
Secondo Marcello Messeri, presidente del GAL Terre Normanne, quello di San Martino è “un progetto innovativo realizzato in un’area che era pressoché abbandonata. Abbiamo scelto di valorizzarla senza apportare modifiche al territorio, sfruttandone semplicemente le pendenze naturali”.Il progetto punta anche al coinvolgimento delle scuole. Il naturalista Antonio Mirabella ha già presentato a diversi istituti scolastici palermitani una proposta che abbina un’escursione a Monte Caputo e l’avviamento allo sci.
Tutto nasce da un’idea di Franco Miserendino, direttore della Scuola Italiana Sci Piano Battaglia, il quale ha dichiarato che quella di San Martino “è attualmente l’unica struttura di questo tipo realizzata nel centro sud”. Il GAL Terre Normanne è proprietario dell’impianto, che è stato inserito nella programmazione del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2014—2022.Il neveplast è già stato utilizzato in Sicilia. Alcuni anni fa, a Viagrande, nel catanese, era stata realizzata una struttura con questo materiale, poi andata distrutta a causa di un incendio doloso. Il progetto di San Martino ricorda inoltre quello che sarebbe dovuto sorgere a Piano Battaglia, dove fu proposta una pista in neveplast da installare sul Monte Mufara. Alla fine, però, l’autorizzazione non arrivò mai.

La realizzazione di una pista da sci sintetica sui monti di Palermo è un’ulteriore dimostrazione di come le nostre montagne siano interessate dagli stessi fenomeni che avvengono sulle montagne del nord Italia (vedi il recente caso della prima via ferrata siciliana). Pochi giorni fa, infatti, oltre 100 giovani atleti si sono sfidati su una pista sintetica nel comprensorio Presolana Ski Arena 365, in Lombardia. Ci sono però delle differenze.
L’impianto in Lombardia si trova a oltre 1200 metri d’altezza, mentre quello palermitano è più o meno a 600 metri. Il primo è nel nord Italia, mentre il secondo è nel mezzo del Mediterraneo. L’idea che si possa sciare a San Martino, seppure sulla plastica, tra giugno e settembre, con le temperature altissime che ormai ci sono d’estate in Sicilia, sembra ridicola. Nonostante quello che hanno scritto i giornali e i siti web, non si scierà “tutto l’anno”. Al massimo si può ipotizzare un periodo di utilizzo da ottobre a maggio.
C’è poi la questione dell’esperienza che offre il materiale di cui è fatta la pista. La casa produttrice garantisce che il neveplast riproduce la sensazione della neve, ma chi è appassionato di questo sport nel palermitano sarà d’accordo? Un altro aspetto è quello della dimensione della pista: 200 metri. Che esperienza si può avere su questa distanza? Non sono uno sciatore, quindi non ne ho idea.Tutti questi punti – il periodo di utilizzo, la qualità dell’esperienza – sollevano la questione della sostenibilità economica dell’impianto. Ci saranno abbastanza clienti per tenerlo aperto, anche solo per alcuni mesi l’anno? Il rischio è l’abbandono causa inutilizzo. Magari i progetti con le scuole aiuteranno ad ampliare la platea degli interessati. Ma dopo i primi tempi, è realistico pensare che le scuole portino alunni a “sciare” o a scivolare con le ciambelle ogni anno?
L’infrastruttura avrà dei costi di gestione e manutenzione. Presumibilmente, i soldi del PSR sono serviti per costruirla, ma ce ne vorranno anche per mantenerla, soprattutto dopo l’estate, alla riapertura. Basteranno i biglietti d’ingresso? O saranno necessari altri finanziamenti pubblici? E se questi non dovessero arrivare? Anche in questo caso, il rischio è l’abbandono.Un aspetto importante del discorso manutenzione è il problema incendi. La zona in cui è stato costruito l’impianto – i monti di San Martino delle Scale – è colpita da roghi dolosi praticamente ogni anno. Mi chiedo se chi lo ha progettato abbia pensato a questo fatto. Cosa succederebbe se l’impianto venisse danneggiato da un incendio? Sarebbe abbandonato?
Nel medio-lungo termine, il futuro di questa opera pare davvero incerto. Anche se i promotori dell’iniziativa hanno parlato di “valorizzazione” di un’area (il termine sacro che viene utilizzato sempre in questi casi), l’idea che queste distese di plastica possano essere abbandonate dopo qualche anno non suggerisce nulla di buono.I promotori hanno anche detto di non aver modificato il territorio. Si tratta di una visione delle cose alquanto discutibile, considerato che prima lì non c’erano centinaia di metri di plastica. Se le piste non venissero più utilizzate o fossero danneggiate irrimediabilmente dal fuoco, qualcuno verrebbe a smontarle? O si aggiungerebbero al lungo elenco di ecomostri abbandonati che deturpano il nostro territorio? Speriamo che ciò non avvenga.
fonte: Montagna Sud








