“Intervengo sulla querelle che si è venuta a creare intorno alla pubblicazione, da parte del Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, del Bando relativo all’Intervento SRD04 – “Investimenti non produttivi agricoli con finalità ambientale” – Azione 1 “Investimenti non produttivi finalizzati ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità”.A parlare è Mario Cicero Presidente del Gal Madonie.
Tale Bando consente agli agricoltori e agli allevatori (singoli o associati) di realizzare recinzioni e installare dissuasori per migliorare la coesistenza tra agricoltura, allevamenti e la fauna selvatica, inclusi gli ungulati (Cinghiali e Daini), con un contributo a fondo perduto pari al 100% della spesa.
Fin qui tutto bene, anche se la dotazione finanziaria iniziale (4 milioni di euro) appare insufficiente a rispondere adeguatamente al fabbisogno; ma questo è argomento che si affronterà a tempo debito, dopo l’esame delle istanze pervenute in Assessorato.La querelle nasce dall’applicazione di un Criterio di selezione che assegna 35 punti agli interventi ricadenti in uno dei 22 Comuni rientranti nel Madonie Unesco Global Geopark.
Tale indicazione assessoriale ha generato una serie di polemiche e osservazioni, da parte dei rappresentanti dell’area nebroidea, sfociate in una richiesta presentata dall’on.le Bernardette Grasso e indirizzata all’Assessore Luca Sammartino, al fine di sospendere il Bando e modificarne i criteri di selezione.Senza voler polemizzare con l’on.le Grasso che è eletta nella zona dei Nebrodi, tengo a precisare, nella qualità di Presidente del GAL ISC MADONIE e di Sindaco di Castelbuono, che il punteggio premiale per il territorio del Madonie Geopark è giustificato da almeno quattro ordini di fattori: 1) La quantità di cinghiali e di daini presenti sul nostro territorio non ha eguali in nessuna altra parte della Sicilia. 2) Per tale motivo, l’Ente Parco delle Madonie ha chiesto alla Regione il riconoscimento della Stato di emergenza, per l’adozione di misure straordinarie finalizzate alla lotta contro questa invasione che compromette la biodiversità animale e vegetale, la sopravvivenza delle imprese agricole e zootecniche e l’incolumità delle persone, fortemente penalizzate anche dagli innumerevoli danni provocati ai veicoli e alle strutture abitative. 3) La situazione sul nostro territorio è davvero grave e non è paragonabile a quella di altri territori, anche limitrofi, dove l’emergenza daini non si è neppure appalesata. 4) Il Parco delle Madonie si è già dotato dei Piani di gestione dei suidi e del daino, con relativi disciplinari operativi sanitari.
Come Sindaco di Castelbuono ho chiesto infatti, in seno al Consiglio di Parco, di approvare un Regolamento dell’Ente Parco, che consenta ai selecontrollori e ai cacciatori volontari, impegnati in questa impari lotta contro i cinghiali e i daini, di beneficiare di un rimborso spese per ogni capo abbattuto e regolarmente conferito. Lo stesso regolamento dovrebbe inoltre disciplinare le modalità di conferimento delle carcasse e stabilire i corrispettivi da richiedere ai macelli, ai ristoratori e alle aziende specializzate nella trasformazione delle carni per la lavorazione dei capi consegnati.
Detto questo, se mi si chiede se questa misura è sufficiente a risolvere il problema, la mia risposta è: no. Il problema è molto complesso e come tutti i problemi complessi richiede l’applicazione di una serie di interventi coordinati e finalizzati all’unico scopo di limitare al massimo, se non a eradicare totalmente, la presenza di questi animali selvatici. Uno degli interventi proposti dal GAL all’Amministrazione regionale è, per esempio, il finanziamento di un impianto di trasformazione delle carni di cinghiali e di daini in salumi pregiati, al fine di chiudere la filiera in loco e trasformare parte del problema in una opportunità economica per il territorio. Tale impianto vedrà la luce l’anno prossimo a Valledolmo, ma intanto le Madonie non possono essere abbandonate a sé stesse e ogni intervento, come quello della SRD04, può contribuire allo scopo. Sarebbe inoltre opportuno valorizzare e utilizzare le strutture già esistenti, quali il macello di Gangi e quello di Castelbuono.
Come Presidente del GAL sottolineo, tuttavia, che tali interventi non rappresentano una soluzione definitiva al problema. Non è infatti possibile recintare integralmente il territorio né lasciare senza adeguato supporto i cittadini che, non essendo titolari di aziende agricole, non possono accedere ai finanziamenti previsti. Una risposta efficace richiede pertanto anche l’attuazione di piani di contenimento della fauna selvatica (cinghiali e daini) mediante squadre di cacciatori e selecontrollori, operanti sotto il coordinamento e la vigilanza del Corpo Forestale, al fine di prevenire fenomeni di bracconaggio e garantire la tutela delle altre specie animali presenti sul territorio.








