HomeBruno Di Chiara nella serie tv Livatino il giudice e i suoi...

Bruno Di Chiara nella serie tv Livatino il giudice e i suoi assassini,su Rai Uno

L’attore madonita Bruno Di Chiara, ad agosto insignito della benemerenza civica dal comune di Castellana Sicula, luogo delle radici, sarà in TV nella serie Livatino Il giudice e i suoi assassini, nei panni del procuratore capo della procura di Agrigento. La miniserie andrà in onda lunedì 9 e martedì 10 novembre, in prima serata e in prima visione, alle 21:30, su Rai Uno e su RaiPlay, per la regia di Michele Placido, una coproduzione Rai Fiction-Goldenart Production-Rai Com, dopo essere stata presentata il 21 ottobre scorso alla festa del Cinema di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È la storia del Beato Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, sulla strada che percorreva per andare ogni giorno al lavoro, in tribunale, a soli 37 anni.  Scritta da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e Michele Placido, la fiction, in quattro episodi, due per ogni serata, racconta due percorsi, quello di Livatino e quello dei giovani malavitosi, che si avvicinano fino al 21 settembre 1990, giorno in cui un commando della Stidda uccide il magistrato. La narrazione cinematografica si concentra sugli ultimi due anni di vita di Rosario Livatino, dal 1988 al 1990, scegliendo di raccontare l’epilogo della sua esistenza. Sarà restituita appieno la grandezza della figura del Magistrato, mostrando quanto in lui la dimensione spirituale e quella professionale fossero profondamente intrecciate. Una grande testimonianza di giustizia e fede, incarnate dal giudice Livatino, interpretato nella serie tv da Giuseppe De Domenico. Con lui, nel cast ci sono Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta, Brenno Placido, Francesco Benigno, Gaetano Aronica, David Coco, Beniamino Marcone e con la partecipazione straordinaria di Michele Placido.

Dalle parole del regista Michele Placido:“La sua morte scuote l’opinione pubblica italiana e internazionale, e l’importanza del suo ruolo nella lotta alla mafia viene riconosciuta anche da Falcone e Borsellino, con i quali Livatino aveva avviato una fruttuosa collaborazione. Ma la sua forza non si è mai spenta arrivando ai nostri giorni, tanto che Papa Francesco ne consacra la memoria rendendolo il primo magistrato beato della storia(con decreto del 7 ottobre 2026 è stato dichiarato dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Patrono dei Magistrati italiani n.d.r.) Sulla scia del grande cinema civile di Francesco Rosi, il film indaga da una parte la vita di Rosario, dall’altra quella dei suoi assassini. Livatino è un martire contemporaneo: un uomo coraggioso, un uomo giusto, che affronta la mafia in una terra in cui la mafia comanda da secoli. Brillante studente di giurisprudenza, entra giovanissimo in magistratura: prima procuratore, poi giudice, diventa presto il nemico numero uno dei boss del suo stesso paese. Minacciato di morte, vive sotto scorta, alla quale rinuncia — senza cedere alle intimidazioni — per non esporre a rischio giovani agenti. Con una forza d’animo straordinaria e grandi sacrifici, mette alla prova sé stesso, le relazioni e il rapporto con i genitori. E quando comprende che il suo destino è segnato, rinuncia anche all’amore, al matrimonio, all’idea di una famiglia. Schivo e riservato, Livatino non ama apparire: è sempre attento a mantenere l’umanità verso gli altri. Uomo dai modi d’altri tempi, ma con un profilo oggi più che mai modernissimo, incarna il bene, il lato luminoso di questa storia. Ma raccontiamo anche il buio: la vita dei mafiosi di Cosa Nostra e degli stiddari agrigentini, braccio violento di una mafia emergente. Giovanissimi, cominciano con piccoli crimini, rapine, poi entrano nel traffico di droga e negli affari delle cosche, diventando infine i killer che metteranno fine alla vita del giudice. Da una parte c’è Livatino, chiuso giorno e notte nelle stanze della Procura di Agrigento, deciso a far avanzare la macchina della giustizia e a smascherare un sistema criminale dai confini molto più vasti di quelli apparenti: un universo che dal suo stesso palazzo si estende verso nord, fino a Roma e all’Europa, come un sangue velenoso. Dall’altra ci sono gli stiddari: giovani di origini modeste, sanguinari e ambiziosi, con una violenza pari ai Demoni dostoevskiani. Vogliono conquistare la testa di un impero invisibile, che va dalla terra ai supermercati, dai ristoranti alle imprese edili, fino agli appalti delle grandi opere.”  Insomma, da non perdere!

Approfondimento:

https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2026/10/Livatino-il-giudice-e-i-suoi-assassini–8557aec7-7c10-4d99-b058-23ccdebb53c6-ssi.html

Breve Biografia di Bruno Di Chiara

Bruno Di Chiara, classe 1988, nato a Castellana Sicula, dove la scorsa estate il comune gli ha conferito la benemerenza civica, si trasferisce a Palermo per gli studi universitari dove avviene l’incontro con il teatro. Tutto ha inizio con la partecipazione a uno stage tenuto da Dario Fo e Franca Rame, a cui fa seguito una lunga collaborazione con Roberta Torre. L’incontro decisivo è con Emma Dante alla Scuola delle Arti e dei Mestieri dello Spettacolo del Teatro Biondo, dove studia e si forma per tre anni, dal 2014 al 2016. La scuola produce “l’Odissea a/r”, per la regia di Emma Dante, in cui Di Chiara interpreta il protagonista, Odisseo, scrivendo il testo e la musica di “Rapimi la porta”, in tournè in Italia nel 2017. Già nel 2016 aveva avuto la prima apparizione in TV, nei panni del giovane dottore assistente di Navarra, nella fiction “La mafia uccide solo d’estate”, di Pif. Nel 2018 interpreta Achille in “Troilo vs Cressida” di Ricci e Forte. Sempre nel 2018 l’interpretazione di Filippo Caruana, nell’episodio La giostra degli scambi del Commissario Montalbano. Sempre per la Rai, interpreta l’Avvocato Pitti nella serie TV “Il Cacciatore”. Nello stesso anno interpreta Happy Loman in “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, regia di Francesco Scianna. Debutta sul grande schermo, nel film Le sorelle Macaluso, di Emma Dante, nel ruolo di Marco, fidanzato di Pinuccia. Nel 2019 debutta al Teatro Greco di Siracusa con “Elena” di Euripide per la regia di Davide Livermore, spettacolo record assoluto di incassi. Nello stesso anno è il protagonista di “Pina”, film per la regia di Julia Shuvchinskaya, per il quale viene premiato come migliore attore al Pigneto Film Festival. Dedica il 2020 alle riprese della serie televisiva che racconta la storia de L’ORA, il famoso quotidiano di Palermo, per la regia di Piero Messina, nella quale è tra i protagonisti, nei panni di Salvo Licata, accanto(fra gli altri) a Claudio Santamaria. È il protagonista del cortometraggio Sciatu meo, con musiche originali, composte da Roy Paci, per la regia di Alessio Genovese, in giro per i maggiori Festival del cinema d’Europa. In teatro, ne “La Lupa”, diretto da Donatella Finocchiaro, veste i panni di Nanni Lasca, con sold out in vari Teatri italiani. A luglio 2023 è membro della giuria corti di Ortigia Film Festival. È sul grande schermo, in Santo Cielo, di Francesco Amato, con Ficarra e Picone, in “Indelebile” di Simone Valentini, in “Acqua Fresca” di Marianna Sciveres e in tv in uno degli episodi di Makari. Presto lo vedremo protagonista, insieme ad alcuni detenuti del carcere Ucciardone di Palermo, nel cortometraggio “Siamo a’mmare” di A.Genovese, presentato al MedFilm Festival a Roma, in prospettiva della realizzazione del lungometraggio, attualmente in via di sviluppo.  Dopo “Livatino-Il Giudice e i suoi assassini” di Michele Placido, lo vedremo in Syrakus di Lars Jessen una produzione Italo Tedesca, già nei cinema in Germania.

Credits photo: Danilo Sguali

RELATED ARTICLES
Advertismentspot_img
- Advertisment -spot_img

ULTIME NOTIZIE

Advertismentspot_img
Advertisment
Advertisment