Nel corso di un’audizione presso la V Commissione (Cultura, Formazione e Lavoro) dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Comitato del personale scolastico delle aree interne, composto anche da docenti impegnati nel Partito Democratico, ha presentato il documento “La scuola salva i territori: istruzione, diritti e futuro per le aree interne”.
All’incontro hanno preso parte, Giovanni Vazzana, Lucia Macaluso e Katya Rapè, insieme ai rappresentanti della Commissione, tra cui il Presidente Ferrara e le deputate Valentina Chinnici, Ersilia Saverino e Roberta Schillaci, che hanno espresso attenzione e disponibilità ad approfondire le proposte illustrate, impegnandosi a trasmetterle all’Assessorato competente e ai referenti nazionali.
Il documento, che si pubblica integralmente di seguito, propone una riflessione articolata sul ruolo strategico della scuola nelle aree interne della Sicilia e individua possibili interventi normativi per rafforzare il diritto allo studio e la coesione territoriale.
Alla cortese att.ne
della V Commissione (Cultura, Formazione e Lavoro)
dell’Assemblea Regionale Siciliana
Oggetto:Documento per Audizione presso la V Commissione (Cultura, Formazione e Lavoro) dell’Assemblea Regionale Siciliana – Comitato personale scolastico delle aree interne.
La scuola salva i territori: istruzione, diritti e futuro per le aree interne
Le Madonie, come molte altre aree interne del Paese, rappresentano un patrimonio territoriale di straordinario valore, in cui si intrecciano storia, identità culturale, biodiversità e coesione sociale. Si tratta di territori vivi, abitati da comunità che continuano a custodire saperi, relazioni e forme di cittadinanza attiva.
Negli ultimi decenni, tuttavia, questi territori hanno progressivamente perso centralità nelle scelte strategiche. Più che essere accompagnati in un percorso di sviluppo, sono stati spesso letti attraverso parametri che non ne colgono la specificità, finendo per essere trattati come realtà residuali.
Questo ha determinato una crescente difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali: sanità, istruzione, mobilità e infrastrutture risultano oggi più fragili rispetto ad altri contesti. Ne deriva una condizione di disuguaglianza sostanziale che interroga direttamente il principio di pari opportunità tra cittadini.
Non siamo di fronte a criticità episodiche, ma a un processo che, se non governato, rischia di diventare strutturale. Il tema delle aree interne non riguarda solo i territori che le abitano, ma la qualità complessiva della coesione sociale e istituzionale della Regione.
Per questo riteniamo necessario un cambio di prospettiva: le aree interne devono essere considerate una leva strategica di sviluppo. Gli strumenti già esistenti possono rappresentare una base importante, ma hanno bisogno di essere rafforzati, resi più accessibili e costruiti in modo più aderente alle esigenze reali dei territori, con il coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Il ruolo della scuola nelle aree interne
In questo quadro, la scuola assume un valore decisivo.
Nei piccoli comuni, la scuola è molto più di un servizio: è un presidio istituzionale, un punto di riferimento per le famiglie, un elemento di stabilità per l’intera comunità. La sua presenza incide direttamente sulla possibilità delle persone di restare, di scegliere di vivere e costruire futuro nei propri territori.
Quando una scuola perde autonomia o viene ridimensionata, l’impatto non è solo organizzativo: è sociale. Si indebolisce un equilibrio già fragile.
Negli ultimi anni, il sistema scolastico delle aree interne ha risentito dell’applicazione di criteri uniformi che non sempre tengono conto delle specificità territoriali. Il calo demografico è stato gestito prevalentemente attraverso accorpamenti e riduzioni, con effetti che rischiano di incidere sulla qualità dell’offerta formativa.
La diffusione delle pluriclassi, soprattutto nei cicli di base, rappresenta uno dei punti più delicati. In alcuni contesti, la loro gestione diventa particolarmente complessa, soprattutto in presenza di bisogni educativi speciali.
Nella scuola secondaria superiore, la riduzione degli indirizzi per il numero limitato di iscritti, limita concretamente le opportunità degli studenti e rende più difficoltoso il diritto a una scelta formativa piena, spesso subordinata alla possibilità di sostenere spostamenti quotidiani onerosi.
Il nodo della stabilità del personale docente
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la continuità didattica.
L’attuale organizzazione degli organici, con la diffusione delle cattedre orario esterne, comporta per molti docenti spostamenti frequenti tra sedi distanti, difficilmente raggiungibili per le condizioni della viabilità interna e perché non servite dal trasporto pubblico. Questo incide sulla qualità del lavoro educativo e sulla possibilità di costruire relazioni stabili all’interno delle comunità scolastiche.
Le misure di incentivazione introdotte rappresentano un primo segnale importante, che va riconosciuto. Tuttavia, per produrre effetti duraturi, appare necessario accompagnarle con interventi più strutturali sull’organizzazione del sistema.
Garantire maggiore stabilità ai docenti nelle aree interne non è solo una questione organizzativa, ma un investimento sulla qualità della scuola e sulla tenuta sociale dei territori.
Proposte normative
In questa direzione, si ritiene utile avviare una riflessione su misure specifiche per le istituzioni scolastiche delle aree interne e montane, ad integrazione della Legge 12 settembre 2025 n.131 (Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane) e della normativa vigente:
· introduzione di deroghe strutturali ai parametri nazionali per la formazione delle classi;
· possibilità di attivare classi con numeri ridotti, quando necessario a garantire il diritto allo studio;
· maggiore attenzione nella composizione delle pluriclassi, soprattutto in presenza di alunni con necessità di sostegno;
· definizione di limiti più contenuti per le cattedre orario esterne, al fine di ridurre la frammentazione del servizio e gli spostamenti eccessivi del personale docente;
· introduzione di una dotazione organica territoriale flessibile, composta da ore a disposizione delle singole istituzioni scolastiche, non rigidamente vincolate a specifiche discipline, da utilizzare per:
- completamento di cattedre interne;
- attività di recupero e potenziamento;
- ampliamento dell’offerta formativa;
- sviluppo di progettualità legate al territorio e alle competenze digitali;
· possibilità, per i docenti in possesso dei necessari requisiti abilitativi, di completare l’orario di servizio all’interno dello stesso territorio, anche su diversa classe di concorso o su diverso grado di istruzione, al fine di ridurre la mobilità forzata e favorire la continuità didattica;
· sviluppo di strumenti che favoriscano la stabilità del personale docente, in particolare nei territori montani. Si tratta di misure che non mirano a creare condizioni di favore, ma a ristabilire condizioni di equità.
Formazione e sviluppo: una visione per il futuro
Accanto al rafforzamento dei servizi essenziali, appare necessario costruire una visione di sviluppo.
Le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, soprattutto nel campo delle tecnologie digitali, stanno aprendo spazi nuovi anche per i territori periferici. Sempre più professioni possono essere svolte indipendentemente dalla collocazione geografica, a condizione che esistano infrastrutture e contesti adeguati.
Le Madonie presentano caratteristiche che potrebbero favorire la sperimentazione di modelli innovativi basati sulla conoscenza e sulla qualità della vita.
In questo senso, l’idea di un campus diffuso dedicato alla formazione avanzata e alle nuove tecnologie può rappresentare una prospettiva concreta, capace di attrarre competenze e generare nuove opportunità.
Un progetto di questo tipo richiede visione, coordinamento istituzionale e investimenti mirati. Ma può contribuire a costruire un modello di sviluppo nel quale scuola, formazione e territorio si rafforzano reciprocamente.
Prof.ssa Lucia Macaluso Prof. Giovanni Vazzana Prof.ssa Katya Rapè








