È stato pubblicato da pochi giorni l’ultimo libro del cantautore Ezio Noto dal titolo IL CANTO CHE CURA, non solo un libro, ma una vera e propria opera multimediale e corale, dove la musica, la letteratura, la pittura si fondono per esplorare il concetto della “cura”.
L’opera narrativa si compone di quattro racconti di fantasia i cui protagonisti hanno il nome di altrettanti strumenti musicali, quasi a volere suggerire che ciascuno di loro abbia voci e vibrazioni proprie, come ogni essere umano la propria unicità: Armonica, Duduk, Flauto e Viola. La prefazione del libro è stata affidata a Danilo Serra, docente universitario di Estetica, Filosofia Morale e Discipline demo-antropologiche. Agrigentino come l’autore, dell’opera scrive: “Curare significa entrare nella storia dell’altro, ascoltare il suo dolore, tradurlo in azione e presenza. In questa prospettiva, la cura si configura come atto etico incarnato. La narrazione del dolore e il gesto di cura si intrecciano, mostrando che in ogni atto terapeutico c’è in gioco la forza della relazione.
In questa prospettiva, il libro Il canto che cura, straordinariamente curato dall’artista Ezio Noto, si inserisce come risposta fisica, poetica e simbolica all’anestesia della nostra epoca.
I racconti che lo compongono – Armonica, Duduk, Viola e La leggenda di Flauto – restituiscono al racconto stesso la sua forza generativa, quella carica erotica che svela l’antica funzione di guarigione del canto. In ciascuno di essi la sofferenza, intesa in senso ampio e nelle sue diverse sfumature, diventa l’origine di un “canto”; voce, suono, parola e gesto si trasformano in strumenti di ricomposizione del mondo, o meglio di una ridefinizione continua della relazione tra l’io e il mondo.
I diversi protagonisti dei racconti, pur nella loro specifica individualità, sono tutti tra di loro intimamente legati dall’esperienza della perdita e dell’assenza che, anziché chiudere e ingabbiare, apre e, molto di più, spalanca nuove possibilità di senso, nuovi tentativi di abitare diversamente il mondo.”.
Il connubio artistico tra l’autore del libro e il pittore Giovanni Proietto di Realmonte (AG) è immancabile, infatti i racconti sono intervallati da numerose opere pittoriche che restituiscono lo scenario immaginifico in cui si snodano le storie. L’opera si trasforma in una vera e propria comunità artistica, è corredata dalle postfazioni dello scrittore e attore Raimondo Moncada, delle attrici Lucia Alessi e Liliana Sinagra, della psicologa Xenula Tinti e si chiude con le conclusioni di Calogero Carlapiano, giornalista saccense, che ne ha curato la pubblicazione con la Melqart Communication Agenzia di Comunicazione. Poco prima della pubblicazione del libro è stato diffuso sulle varie piattaforme musicali il brano dal titolo LU CANTU CHI CURA, registrato in uno dei luoghi più suggestivi dei Monti Sicani, il Teatro Andromeda, fedelmente scritto dal cantautore nel suo dialetto siciliano, da lui interpretato e che vanta la partecipazione di Libero Reina e Carmen Piritore. Il brano musicale può essere percepito come una preghiera laica, che completa tutto l’ampio progetto artistico ricco di magia, carica spirituale e della bellezza paesaggistica tipica dei monti Sicani.
16/04/2026







