Le strutture radiologiche convenzionate accreditate sono state escluse dai fondi stanziati dalla Regione Siciliana per l’abbattimento delle liste d’attesa nel 2025. Una scelta che rischia di compromettere l’efficacia degli interventi e di tradursi in un utilizzo non ottimale delle risorse pubbliche. A sollevare la questione è ASSOCENDIS (Associazione Studi Radiologici Convenzionati Siciliani), che richiama la necessità di una maggiore integrazione tra strutture ospedaliere e strutture convenzionate accreditate, entrambe componenti del Servizio sanitario regionale.
«Per il 2025 sono stati stanziati 40 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa, ma tali risorse sono state destinate esclusivamente alle strutture ospedaliere, escludendo completamente quelle convenzionate accreditate – dichiara Filippo Iannelli, presidente di ASSOCENDIS -. Eppure il privato accreditato rappresenta una componente del Servizio sanitario regionale e dovrebbe essere coinvolto in tutte le strategie finalizzate a migliorare l’accesso alle prestazioni per i cittadini».
L’associazione evidenzia come l’esclusione delle strutture accreditate abbia impedito di sfruttare appieno le potenzialità di una rete già presente sul territorio e dotata di personale qualificato e tecnologie avanzate. «Ad esempio la prestazione relativa alla risonanza magnetica all’interno di una struttura ospedaliera comporta costi di personale che possono arrivare fino a 160 euro, ai quali vanno aggiunti tutti i costi di gestione – chiarisce Iannelli -. La stessa prestazione, eseguita in una struttura accreditata, viene rimborsata per circa 120 euro comprensivi di personale, attrezzature e costi organizzativi. Con lo stesso stanziamento si sarebbero potute eseguire molte più prestazioni diagnostiche, ottenendo un reale abbattimento delle liste d’attesa».
ASSOCENDIS richiama inoltre l’attenzione sulle conseguenze che tale situazione continua a produrre sui cittadini siciliani. «Molti pazienti non riescono ad accedere agli esami nei tempi necessari e sono costretti a sostenere il costo delle prestazioni di tasca propria. Il paradosso è che spesso questo accade nelle stesse strutture ospedaliere che non riescono a garantire l’esame in convenzione. Si finisce così per negare una prestazione attraverso il Servizio sanitario e proporla successivamente a pagamento (intramoenia), aggravando le difficoltà dei cittadini e alimentando ulteriormente il problema delle liste d’attesa».
Per ASSOCENDIS, l’abbattimento delle liste d’attesa non può prescindere da una reale integrazione tra tutte le componenti del sistema sanitario regionale. «Non si tratta di una mancanza di risorse, ma della necessità di utilizzarle in maniera più efficiente. Le strutture accreditate possono offrire un contributo immediato e concreto alla riduzione delle liste d’attesa. Escluderle significa rinunciare a una parte importante della capacità assistenziale già disponibile sul territorio. Bisognerebbe revisionare le modalità di impiego delle risorse destinate all’abbattimento delle liste d’attesa, affinché pubblico ospedaliero e privato accreditato possano operare in modo complementare nell’interesse dei cittadini siciliani».








