Termini Imerese: esecuzione di sei ordinanze di misure cautelari interdittive nei confronti di altrettanti soggetti; in particolare, esecuzione della misura cautelare interdittiva della sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio presso il C.A.S, per la durata di mesi sei, a carico di cinque impiegati di tale ente; esecuzione della misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per la durata di mesi sei, nei confronti del dipendente di una società privata.
Nella giornata dell’11.6.2026, personale della Polizia Stradale di Palermo, Sottosezione Polizia Stradale di Buonfornello, ha eseguito una ordinanza emessa dal Gip di Temini Imerese, dott.ssa Irina CIRINCIONE, su richiesta della procura della Repubblica, consistente nella sottoposizione alla misura cautelare interdittiva della sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio presso il C.A.S, per la durata di mesi sei, nei confronti di cinque impiegati del C.A.S. con la qualifica di agenti tecnici esattori, in servizio presso i caselli autostradali di Buonfornello e Cefalù, in quanto ritenuti gravemente indiziati di numerosi delitti di peculato, con appropriazione del denaro versato dagli utenti a titolo di pedaggio autostradale, in un periodo compreso fra il novembre 2025 ed il gennaio 2006.
Il Gip, inoltre, ha applicata la misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per la durata di mesi sei nei confronti del dipendente di una società privata che, sulla base di specifico contratto di appalto con il C.A.S., svolge per conto di quest’ultimo ente il servizio di manutenzione della rete informatica degli impianti di esazione del pedaggio, in quanto anch’egli ritenuto gravemente indiziato di numerosi delitti di peculato, in concorso con due degli agenti tecnici esattori di cui sopra.
Nello specifico, i cinque agenti tecnici esattori di cui sopra sono stati ritenuti gravemente indiziati, rispettivamente, di 13 episodi di peculato, 18 episodi di peculato, 24 episodi di peculato, 103 episodi di peculato, 108 episodi di peculato, come già detto consistenti nell’appropriazione di somme di denaro, oscillanti di volta in volta da un minimo di sette ad un massimo di dieci – 15 euro circa o anche più, sempre corrisposto dagli utenti a titolo di pedaggio autostradale.
Il dipendente della società privata, incaricata per conto del C.A.S. di svolgere il servizio di manutenzione della rete informatica degli impianti di esazione del pedaggio, è stato ritenuto gravemente indiziato di aver concorso in complessivi n. 33 distinti episodi di peculato commessi unitamente a due degli agenti tecnici esattori sopra menzionati.Tutti i reati sono stati commessi, come già detto, in un arco temporale assai ristretto, ossia in un periodo compreso fra il novembre 2025 ed il gennaio 2006.
Il procedimento ha avuto il suo avvio a seguito di un esposto presentato dal C.A.S., nell’ambito del quale si denunciava la sussistenza di gravi anomalie sistematiche negli incassi di taluni caselli autostradali presenti sull’autostrada A/20, carreggiata ME-PA, in particolare presso i caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Si rendeva noto come, nell’ambito di una attività interna del C.A.S. di controllo e monitoraggio degli incassi provenienti da tali caselli autostradali, fosse stata riscontrata una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi effettivamente incassati e versati al Cas.
Le indagini, svolte dalla Polizia Stradale di Palermo, Sottosezione Polizia Stradale di Buonfornello, consistite in attività di intercettazione ambientale e di videoripresa eseguite all’interno e all’esterno dei gabbiotti dei caselli autostradali del C.A.S. specificatamente adibiti all’attività di riscossione del pedaggio autostradale, ha permesso di documentare come i soggetti di cui sopra, abusando della loro qualifica di agenti tecnici esattori del C.A.S., dunque incaricati di pubblico servizio, si siano impossessati di tali somme di denaro, ricorrendo ad una serie di stratagemmi ripetuti e consolidati.
In particolare, gli agenti tecnici esattori di cui sopra, all’interno dei loro gabbiotti, erano soliti ricorrere, il più delle volte, a tale collaudato espediente: ritirare il biglietto del pedaggio autostradale e il denaro contante di volta in volta consegnato dall’utente a titolo di pagamento di tale pedaggio (per es., 10 euro); non inserire tale biglietto, ossia quello regolarmente consegnato dall ‘utente, all’interno del C.d. “ricevitore di pista”, ossia del macchinario deputato alla registrazione e contabilizzazione degli incassi per conto del C.A. S inserire nel ricevitore di pista un diverso biglietto, messo da parte precedentemente ed opportunamente predisposto, indicante un importo di gran lunga inferiore (per es. 0,90 euro) a quello effettivamente dovuto e regolarmente consegnato dall’utente; sbarazzarsi del biglietto regolarmente ricevuto dall’utente, prima provvedendo a smagnetizzarlo tramite il passaggio del metallo di una spillatrice e poi buttandolo nel cestino; impossessarsi della differenza fra il denaro in contanti regolarmente versato dall’utente (10 euro) e quello risultante dal biglietto artefatto, predisposto a tale scopo (0,90), così lucrando la differenza pari ad euro 9,60 (10 euro – 0,90 euro).In alcuni casi si è accertato come qualcuno degli indagati abbia anche artificiosamente disattivato la pista – corsia sulla quale avvenivano i pagamenti con cassa automatica, chiudendo la sbarra e mettendo in funzione il semaforo rosso, in modo da incrementare il flusso veicolare verso la propria postazione e così poter operare tali artifici.
Il Gip, nella sua ordinanza, ha espressamente osservato come Dalla ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti emerge chiaramente come le singole condotte descritte rappresentino solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi degli esattori del C.A.S. odierni indagati, in ragione della disinvoltura dell’agito, la cui perpetuazione in un lungo corso di tempo ha, di certo, consentito l’appropriazione di una notevole somma di denaro.”Le indagini hanno consentito di verificare come ciascuno degli indagati, nel periodo di tempo sopra indicato, circa tre mesi, si sia appropriato, rispettivamente, di somme di denaro oscillanti da un minimo di 99 -100 euro ad un massimo di 592 e 803 euro.Tutti gli indagati, ritualmente sottoposti ad interrogatorio preventivo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Si precisa, in ogni caso, che il procedimento pende tuttora in fase di indagini preliminari, e che, in ossequio del principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, sarà svolto ogni ulteriore accertamento che dovesse rendersi necessario, anche nell’interesse dell ‘indagato.Il presente comunicato stampa è stato reso anche allo scopo di agevolare l’emersione di situazioni similari, stimolando la collaborazione dei cittadini nell’attività di denuncia di tali fenomeni e di collaborazione alle indagini.
Il presente comunicato stampa, altresì, si è reso necessario per porre rimedio ad alcune gravi inesattezze contenute nelle dichiarazioni rese sulla vicenda da parte di soggetti anche istituzionali, interessati a vario titolo nella vicenda.








