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Il concerto di Ultimo

“Sto ragazzo ha 30 anni. E, devo dirlo, io non ascolto la sua musica. O, meglio, la ascolto quando c’è mio figlio in casa,scrive oggi Vittorio di Trapani un giornalista.Però leggo. E so che ha regalato le prove generali del suo maxi concerto da record a 1500 persone disabili.Senza farne occasione di marketing. Lo ha fatto e basta.E poi ha ottenuto lo stravolgimento di alcune regole tradizionali dei concerti.Quindi: accesso libero alle bottigliette d’acqua, distributori di acqua gratis per tutti, accesso libero per ombrelli, power bank, cibo.Perché un evento di questa portata è una responsabilità: 250mila persone in una spianata senza rifugi all’ombra, sotto il sole del 4 luglio di uno degli anni più caldi. Ha messo a disposizione, a sue spese, personale medico e ginecologi per le donne incinte

E perché occasioni come questa sono senza dubbio una legittima occasione di business per tanti. Ma anche il business deve avere dei limiti: la sicurezza e la dignità di 250mila persone, mosse da musica e passione.E allora, non si lucra sull’acqua. Che suona un po’ come “acqua bene comune”.

Così, ho capito meglio il perché di quel nome “Ultimo”.Ho capito meglio quel “Peter Pan” nell’account social.Perché 250mila biglietti venduti in poche ore con un anno di anticipo.Perché così tanti adolescenti, ragazze e ragazzi.Che non hanno bisogno di sermoni ma di esempi: le canzoni parlano chiaro (come dice Vasco), e i gesti dicono davvero chi sei. E loro scelgono.

Insomma, io non ascolto la sua musica. Per ora.

Ma bravo Ultimo

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