Il titolo scelto da Giuseppe Spallino per questo suo saggio, che ricostruisce la vita pubblica di uno dei più importanti uomini politici che la Sicilia abbia espresso nella seconda metà del Novecento, basato sulla ricerca, consultazione, e pubblicazione di una mole impressionante di documenti d’archivio, è tratto da un biglietto di congratulazioni inviato dal protagonista al grande Aldo Moro. Biglietto risalente esattamente a un anno e sette giorni prima da quel 16 marzo 1978, quando il Presidente della DC veniva rapito, imprigionato, processato, ucciso e rilasciato morto dopo 55 giorni.
Vincenzo Rosario Carollo è stato uno dei maggiori uomini politici della Sicilia nel secondo dopoguerra. A Palazzo dei Normanni ricoprì tutti i ruoli: deputato, presidente del gruppo parlamentare della Democrazia cristiana, assessore e presidente della Regione Siciliana. Da Palazzo Madama uscì come vicepresidente del Direttivo del gruppo Dc del Senato. Oltre trent’anni di politica attiva in cui intrattenne rapporti e scambi con i maggiori esponenti del mondo politico ed economico: Giuseppe Alessi, Amintore Fanfani, Pietro Nenni, Enrico Mattei, Mario Scelba, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Benigno Zaccagnini, Aldo Moro, Flaminio Piccoli, Tina Anselmi, Nicola Mancino, Salverino De Vito, Giuseppe Campione, Calogero Mannino, Sergio Mattarella, Rino Nicolosi, Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, per citare solo i nomi dei personaggi più in auge della prima Repubblica con cui ebbe contatti durante la sua carriera, iniziata sotto una buona stella, quella del filosofo liberale Benedetto Croce, che appuntò il nome di Vincenzo Carollo quando questi era solo un consigliere comunale di minoranza della sua Castelbuono.
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