HomeAttualitàMassimo Genchi: Bella la nostra Sicilia. Un c’è cchi ddiri!

Massimo Genchi: Bella la nostra Sicilia. Un c’è cchi ddiri!

Riceviamo e pubblichiamo.

È dei giorni scorsi la inorridita e sdegnata risposta di Gandolfo Lo Verde, coordinatore regionale di Controcorrente, il movimento di La Vardera, a proposito di alcune sacerdotali dichiarazioni rese dall’alto del suo pulpito dal coordinatore regionale dei Solidali, nonché sindaco di Castelbuono per la quarta volta, ma sulla scena fin dal 1985. Un politico fresco fresco di giornata, insomma.
Lo Verde, per delicatezza, nel suo post ha parlato semplicemente di “colpo di sole” e di “scottature estive” da parte del Solidale ma avrebbe voluto dire senza dubbio ben altro…
In breve, è successo che il Solidale (ma visto il seguito politico che sta raccogliendo giorno dopo giorno con questo suo nuovo movimento sarebbe più giusto chiamarlo il Solitario), intervistato da Madonie Press nella qualità di coordinatore politico, esibendo tutta la supponenza di chi sta costruendo un movimento che vuole governare la Sicilia, si sia abbandonato a una serie di considerazioni politiche banali ma raccapriccianti.
Tra queste, due hanno fatto inalberare La Vardera e il coordinatore Lo Verde.
La prima. Il Solitario ha dichiarato che La Vardera sarebbe andato a trovarlo, un po’ come si va alla Madonna di Medjugorje, supplicandolo affinché entrasse nel suo movimento Controcorrente. Ma il Solitario, uomo di sani e inflessibili principi, ha scelto di non aderire perché non ne condivide l’impostazione politica. Più verosimilmente, perché lì non avrebbe la ribalta per fare il papasso o non avrebbe ciò che realmente cerca. Quando, giorni fa, Emiliano Abramo ha dichiarato che “l’individualismo politico è la malattia di questo tempo” dicono che volesse riferirsi proprio a lui, al Solitario sindaco di Castelbuono.
Chi lo conosce (e ormai lo conoscono tutti) sa che, se approccio con La Vardera c’è mai stato, le cose devono essere andate esattamente au reverse. Come chiarisce Lo Verde, quando afferma che è stato, invece, un assessore di Castelbuono, un emissario del Solitario e forse anch’egli un Solidario, a contattare La Vardera il quale è stato “implorato di farlo entrare”, il Solidale si capisce. Quindi, altro che “La Vardera è venuto a trovarmi”. Ma sappiamo bene la grande sfrontatezza di cui è capace il Solitario nel capovolgere e mistificare i fatti.
La seconda, volendo, è ancora più sonora in quanto, riferito sempre a La Vardera, lo liquida dicendo che “denunciare è relativamente semplice, amministrare decisamente meno”. E qui è come se il Solitario si facesse uno spettacolare autoritratto. Come è vero che per lui denunciare è stato semplice, anzi semplicissimo (ricordiamo bene le sue denunce del 1992)! E com’è più che vero che tutti i suoi problemi sono sorti quando ha dovuto amministrare, come se per farlo bastasse alzarsi alle cinque del mattino, farsi vedere con gli stivali infangati o alla guida del camion o dell’autobotte: bassa propaganda, insomma. Un po’ come Mussolini quando si faceva riprendere a petto nudo a mietere il grano. Così, chiunque lo saprebbe fare. Anche ad addossare sistematicamente la colpa degli errori amministrativi agli uffici, come suole fare lui, non ci vuole niente. Solo una solenne faccia di bronzo. Anche nell’includersi nel novero dei tanti sindaci che hanno amministrato bene. E magari lo dice lui, con la modestia che lo caratterizza.
E ancora, secondo l’autorevole giudizio del Solitario, La Vardera “non e pronto a fare il presidente della Regione”. Il tutto espresso neanche con l’articolato giudizio dei grandi opinionisti politici del passato ma a stento con la sua solita dose di superbia, da dopo di me il diluvio, secondo la quale solo lui è il tutto e gli altri non valgono niente.
Esattamente come fece nel 2016, quando schiantò il suo delfino di allora, Peppe Fiasconaro, allorché si prospettava la sua candidatura a sindaco di Castelbuono per “Andiamo oltre”, dicendo che “ha dei grossi limiti e lui li conosce tutti”. E quando, mesi dopo, a candidato sindaco venne votata l’altra sua ex pupilla Lia Romé, il Solitario, dopo essersi messo sotto i piedi il risultato delle primarie, in pubblico comizio, con la medesima grazia di un elefante, disse che Lia non era la candidata giusta in quanto, se i candidati a sindaco fossero stati cinque, lei sarebbe arrivata sesta. Il candidato giusto, come sempre, era lui e fu lui. Suggellato a furor di firme: 723, spacciate per plebiscito della sua investitura.
Insomma, con il Solitario funziona così: o lui o niente. Anche a livello sovracomunale dove, da sempre, si è distinto, come dicono gli amministratori delle Madonie, per le frequenti grane che ha piantato, per i discorsi a trasi e nniesci, per i toni aspri e la voce grossa, per le cose scabre dette e non dette, per le polemiche alimentate attorno ai tavoli decisionali e per i tavoli fatti saltare in aria, come è costume dei più navigati giocatori che vogliono continuare a dare le carte. E di questi suoi metodi sono ben coscienti un po’ tutti sulle Madonie dove lo conoscono a memoria e dove, per toglierselo dalle balle per un po’, gli hanno accordato la presidenza del GAL. Ed è tornata la pace, le lettere di fuoco e l’ascia di guerra sotterrate.
E ora, sempre nella stessa intervista, afferma che i sindaci delle Madonie sono con lui. “Sono con me”, lui suole parlare così, come se fosse il padrone del pastificio. Sempre e ovunque. Ma quali sindaci sarebbero con lui??? Ferrarello? Macaluso? Polito? D’Anna? Iuppa? Di Maggio? Scrivano? Tumminello? Sì, come no! A Cefalù, poi, quelli del PD hanno un vecchio debito di riconoscenza con il Solitario, l’appoggio non glielo potranno negare di sicuro, visto che nel 2012 si era messo garbatamente in trippo e attaccato tarilla con i suoi metodi sopraffini per fare fuori Saro Lapunzina da candidato sindaco del centro sinistra. Naturalmente per candidarsi lui. Quella volta, ahi lui, se ne tornò ai Calagioli con la coda fra le gambe e le orecchie basse.
Ora, visto che tutta la sciarra è per la cutra delle regionali, se – come è probabile – Ferrarello, Saro Lapunzina e Macaluso (e magari Scrivano) saranno candidati ci sarà di che ridere. Vediamo dove prenderà i voti. Perché sorge legittimo il dubbio che il Solitario non abbia ben capito che tipo di elezioni sono le regionali in Sicilia. Forse non ha presente che per queste elezioni i voti sono tutti “attaccati”, e soprattutto molti suoi fedelissimi e compagni di processione dovranno rendicontare i rispettivi consensi a Palermo, alle rispettive case madri.
Per molti versi, Lo Verde centra la questione quando, in poche parole, osserva che nei Solidali, dal momento che la linea politica è orchestrata dal Solitario, le idee sono non solo poche ma anche ben confuse e che, in più occasioni, hanno cercato di aprire a pezzi di centrodestra. D’altronde, gli ammiccamenti a Micciché e a Lombardo sono tanto evidenti quanto storicizzati. Perché, stringi stringi, la sintesi, come dice Lo Verde, è “o Francia o Spagna purché se magna”. In effetti, il problema vero, per tanti politici degli ultimi tempi, è quello di mèttiri a pignata.
Oggi c’è ben poco da rifarsi una verginità. C’è anche ben poco da aprirsi al mondo cattolico (nne vicchizzi il Solitario ha forse scoperto la chiesa?). Per questo hanno messo al centro un uomo di chiesa, benché non proprio un uomo capace di grandi exploit elettorali, come peraltro dimostrato? Che il Solitario affermi che il mondo cattolico da tempo sembra avere smarrito una propria via politica è assolutamente falso e sintomatico della superficialità ed estemporaneità della sua analisi, così com’è palesemente falso il fatto che Elly Schlein, e duole riconoscerlo, sia stata in grado di “ricompattare un partito alla deriva”, dal momento che destano raccapriccio le spaccature macroscopiche del PD evidenziate sempre più spesso, a Roma come a Bruxelles, specialmente su questioni delicate riguardanti Israele, il riarmo, la guerra e non solo. Meriterebbe, invece, una più approfondita e seria analisi il motivo per cui un pezzo di società di oggi non si riconosce più nei partiti tradizionali. A parte il fatto che i partiti tradizionali non esistono più, essendo invece, nella stragrande maggioranza, una accozzaglia di nomi senza legami ideologici né vincoli morali, ci sarebbe da dire che quel pezzo di società sfiduciata, configurabile con il 40% che ormai si rifiuta di votare, non si riconosce più non nella politica in quanto tale ma in certa politica di trasformismi, di giochi di prestigio, di attaccamento maniacale alla poltrona, in una politica vista e vissuta come professione. Una concezione della politica dalla quale il Solitario non è rimasto estraneo nel corso della sua lunghissima parabola pubblica, in cui è rimasto asserragliato alla sua poltrona e al suo potere.
La gente che oggi scappa dalla politica non lo fa per la politica in sé ma per gli uomini come il Solitario, che essa riesce ad esprimere. La gente tende a difendersi da queste offese, riparandosi nell’astensionismo, perché disgustata dalla presenza ingombrante e senza fine di brontosauri e gattopardi della politica che pensano di essere più necessari del sole e dell’ossigeno.
Dopo l’uscita dell’intervista di cui si è detto, puntualmente postata dal Solitario sulla sua pagina fb, l’indice di gradimento, a oggi, si misura in 10 (leggasi dieci) mi piace. Ora, non contento, ha avvisato che pubblicherà un commento a questa stessa sua pasticciata intervista. Stiamo aspettando, come vedendo precipitare uno dal quinto piano, lo schianto. Due giorni fa c’è stato un incontro dei Solidali a Nicosia, trionfalmente rendicontato, dove si diceva che lì, quella sera, s’era fermato il tempo. E forse è stato proprio per questo che non è arrivato quasi nessuno all’incontro, come testimoniano le foto della sala semivuota. E vabbè!!! Come si dice qui da noi, ogni fuocu forti, cìnniri addiventa.
Ormai siamo ai titoli di coda, il solitario, più che alla frutta, sembra giunto al conto che dovrà pagare. Sic transit gloria mundi. Bella la nostra Sicilia!

Massimo Genchi

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