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Libri, “la Governante” di Csaba dalla Zorz, quando il dolore si fa strada e diventa ricerca della libertà

Il treno aveva chiuso le porte e sbuffato, fischiando forte sul binario numero 7 alla stazione di Venezia Santa Lucia. Aveva scelto di viaggiare come le era sempre piaciuto, circondata dal bello. La guardo un’ultima volta dopo averla abbracciata prima di scendere il suo viso anziano è incorniciato dalla finestra blu scuro, bordata di ottone lucido. Davanti a lei, una tazza da thé, di quelle inglesi in porcellana fine decorate con fiori color cremisi, abbinata a una teiera con lo stesso motivo. E un quadernetto nero con sopra il suo nome e una penna. Un compagno di viaggio che è rimasto immutato per quasi settant’anni.

Da dietro il vetro, lei sorride e saluta con la mano…”

Con questa scena inizia il libro di Csaba dalla Zorza “ la governante” , una storia dai ritmi lenti ed inquietanti nello stesso tempo, entriamo in un’atmosfera familiare di media borghesia dove tutto sembra essere  in ordine, profumato, perfetto.

C’è invece un momento in cui la vita apparentemente impeccabile inizia a scomporsi riivelando verità che sono rimaste silenti.

C’è una frattura tra un prima e un dopo, l’avere incarnato ruoli e atteggiamenti per la forma, per quella idea ricorrente negli anni ’60 che la brava moglie doveva essere silenziosa e custode del focolare domenstico, mettendo a tacere se stessa.

La protagonista tutta la vita, la spende seguendo la forma, il matrimonio visto come una condizione strumentale all’essere riconosciuta in società.

Per il suo sessantesimo compleanno decide di farsi un regalo, seguire un desiderio , seguire se stessa, non dare conto e ragione a nessuno, non sempre si può apparire, in realtà non dovremmo mai vivere per apparire ma per assecondare le nostre inclinazioni, altrimenti sprofondiamo in una vita che non ci appartiene.

È un libro delicato e profondo, un libro molto attuale, sebbene qui la protagonista decide di tenere unita la famiglia nonostante il tradimento del marito, sacrifica se stessa, una scelta molto discutibile che aprirebbe uno spaccato di riflessioni notevole.

Adele è una donna che impone alla sua esistenza il dovere per vivere tra le pieghe di una società che ti giudica , prova a controllare tutto per vincere la paura del giudizio.

Poi arriva il momento in cui riesce a dire: “sono stanca di fare quello che non mi fa felice, solo perchè gli altri si aspettano che io lo sia”  .

E’ sicuramente il racconto di un viaggio interiore molto profondo e discutibile, un diario che racconta un cambiamento, una decisione che suggerisce la necessità di seguire la libertà, mai come oggi il tema appare congeniale alla giornata in cui ricordiamo chi non ha potuto seguire spesso i propri talenti, gioia di vivere. Eleganti le immagini che ci vengono regalati e una forma di dolore silenziosa che alla fine impara ad urlare.

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