MONS. CRISPINO VALENZIANO
1932 – 2026 (Ordinato Sacerdote il 26 dicembre 1954)
Ho ricordi di Don Crispino Valenziano da quando dodicenne, frequentando l’Azione Cattolica che allora aveva sede entrando dal chiostro del nostro duomo accanto all’ingresso dei locali adibiti a cinematografo, per tutto il mese di maggio e insieme al caro amico Franco Terracina, anche lui non più con noi, gli ho fatto da chierichetto durante la messa in onore della Vergine Maria. L’altare a Lei dedicato era posto sulla parte destra del transetto con in alto la bella statua dell’Immacolata, dove da un po’ di anni ha preso posto uno degli organi che si trovava collocato nel lato destro della navata centrale della nostra mirabile cattedrale arabo – normanna.Per tutto il mese di maggio, mese dedicato alla Madonna, alla presenza di molti ragazzi che riempivano buona parte del transetto, Don Crispino, allora giovanissimo, spiegava le Sacre Scritture con una partecipazione e passione interiore che ci coinvolgeva e spingeva noi, appena adolescenti, a innamorarci della liturgia e ad approfondire le pochissime conoscenze dottrinali che avevamo.
Negli anni successivi i nostri incontri si sono un po’ diradati ma so per certo che seguiva il mio cammino e io ero messo a conoscenza della sua crescita e dei suoi vari impegni nell’ambito clericale. Dopo gli anni “70 i nostri incontri si sono fatti più intensi tanto da dedicarmi una recensione per la mia mostra tenuta presso il Centro d’Arte “Il Vaglio” nel mese di dicembre del 1980 dal titolo “Aspetti del Territorio Madonita e Abruzzese”.Della mia produzione artistica, Don Crispino apprezzava maggiormente i disegni eseguiti ad inchiostro di china e nel 1984, essendo diventato Presidente della Commissione Diocesana per le Arti Liturgiche, ha patrocinato con entusiasmo la mia mostra personale con opere ispirate al Nuovo Testamento “Itinerario Evangelico”, titolo da lui stesso suggeritomi. La mostra è stata allestita presso la Galleria d’Arte Vazzana in Piazza Garibaldi e inaugurata dal Vescovo Mons. Emanuele Catarinicchia il 16 dicembre del 1984.Nel 1988 mi viene commissionato dalla Curia il ritratto del Vescovo Catarinicchia, che nel frattempo era stato trasferito a Mazzara Del Vallo, e ricordo con piacere il viaggio fatto assieme a Don Crispino, Padre Salvatore Culotta e Pino Rinaudo per andare a far vedere il ritratto che doveva poi ritornare a Cefalù per fare parte della serie dei Vescovi della Diocesi. L’accoglienza del Vescovo è stata veramente commovente e indimenticabile e ha voluto che il mio lavoro rimanesse a Mazzarafacendoci però capire quanto aveva amato e continuava ad amare la nostra Diocesi e quanto era grato soprattutto a Don Crispino e a Padre Culotta per il loro impegno nell’ambito ad essi conferito.
Personalmente ho molto appreso dai suggerimenti che Don Crispino con intelligenza, con acutezza e con tanta delicatezza elargiva e gli sono molto grato per i diversi libri da lui scritti e a me donati.La bellezza e la verità che cercava la proponeva a chi gli stava accanto e il suo interesse per l’arte è stato straordinario. Basta pensare alle numerose pubblicazioni e recensioni dedicate alla nostra cattedrale, allo splendido trittico di Polizzi Generosa, a Renato Guttuso, ad Antonello da Messina, a Jacopo Lo Duca, a Michele Canzoneri, a Ignazio Camilleri, a Franco D’Anna ecc.Con molta umiltà e riconoscendomi molto piccolo davanti alla personalità di Don Crispino, posso solo dire che un po’ tutti noi siamo debitori nei suoi confronti perché è stato un vero maestro come conferenziere, come formatore , come amico che mai faceva sentire la sua preparazione come ostacolo con il suo interlocutore.
Sempre aperto al dialogo su molti fronti e sempre aperto al confronto, ha contribuito con la sua formazione, i suoi approfonditi studi e quindi la sua cultura, a sensibilizzare e formare una mentalità nuova e operosa indicata dal Concilio voluto da Papa Giovanni XXIII dove lui, giovanissimo, accompagnando Mons. Emiliano Cagnoni vescovo della nostra diocesi, vi fece parte come “spettatore nascosto”.
Nei nostri incontri che avvenivano per lo più presso l’abitazione di Mons. Salvatore Culotta, parlando del Concilio lo vedevo un po’ sconfortato in quanto a distanza di decenni, non vedeva quel cambiamento che i credenti attendevano.Don Crispino ha offerto a tutti una riflessione preziosa sulla riforma liturgica, sul linguaggio simbolico e rivelatore dove la grandezza e bellezza del Creatore può manifestarsi e chinarsi incontrando l’umano evitando protagonismo e nostalgia di un passato che non può più ritornare.Ancora grazie, carissimo Don Crispino, per tutto ciò che hai realizzato, per tutto ciò che hai lasciato e per l’esempio di grande umanità, cultura e spiritualità che ci hai donato.
Cefalù, 25 gennaio 2026
Giuseppe Forte





