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ConfImprese. Osservatorio consumi 2025

L’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala traccia il consuntivo dell’intero 2025 e certifica una flessione del -1,4% a valore nel periodo gennaio-dicembre vs gennaio-dicembre 2024. I consumi restano l’elemento più fragile in un contesto italiano dominato dall’incertezza e dalle preoccupazioni a lungo termine sul potere d’acquisto.

Nei settori merceologici abbigliamento-accessori chiude a -2,1%, altro retail a -1,3% con andamenti differenti nella cura persona a +2,9% e nell’entertainment a -4,4%.

Nei canali di vendita i centri commerciali sono poco sotto la parità a -0,3% come i negozi di prossimità a -0,5%. Continua l’andamento in campo negativo per le high street nei centri storici e centri città che registrano -2,3%.

Nelle regioni la Sicilia chiude l’intero anno a +0,3%, una crescita lenta ma comunque poco sopra la parità, rispetto ad altre regioni in campo fortemente negativo. Tuttavia, permangono criticità legate al potere d’acquisto delle famiglie e alle pressioni sul carrello della spesa. Sulle tasche dei siciliani pesa il tasso d’inflazione, che, sebbene lontana dai picchi del passato recente, continua a erodere il potere d’acquisto, pesando sui bilanci familiari. Anche la crescita dell’importo della tredicesima destinata ai consumi al netto dell’inflazione è la più contenuta degli ultimi quattro anni. Dunque, la crescita contenuta dei consumi può essere ricondotta all’aumento dell’incidenza di povertà delle famiglie nelle aree delle province sede dei punti vendita rappresentati da Confimprese.

Anche la crescita dell’importo della tredicesima destinata ai consumi al netto dell’inflazione è la più contenuta degli ultimi quattro anni. Dunque, l’aumento contenuto dei consumi può essere ricondotto alla crescita dell’incidenza di povertà delle famiglie nelle aree delle province sede dei punti vendita rappresentati da Confimprese.

Quanto alle città di provincia si segnalano crescite sopra lo zero percentuale a Palermo +0,8%, Messina e Ragusa +0,9%. In flessione Trapani -0,5% e Catania -1,1%. Fanalino di coda Agrigento -1,6%

I dati dei 12 mesi appena conclusi registrano un calo certificato in un -1,4% a valore nel periodo gennaio-dicembre 2025 su gennaio-dicembre 2024. Si aggrava, dunque, la situazione dei consumi con un ulteriore rallentamento nell’ultimo parte dell’anno e un ultimo quadrimestre che ha registrato un calo medio pari al -2,9% rispetto al primo periodo dell’anno (gennaio-agosto) che aveva segnato un -0,8% e aveva lasciato sperare in un anno vicino alla parità.

Dalla fotografia riportata dall’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala, emerge che le promozioni, ormai dilatate per quasi tutto l’anno, il Black friday, Halloween, il back-to-school, i pre-saldi, il sottocosto attirano i consumatori che sono fedeli al prodotto, al brand ma vanno sempre più alla ricerca del migliore rapporto qualità-prezzo. preoccupazioni a lungo termine sul potere d’acquisto.

«La chiusura anno a -1,4% a valore – chiarisce Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese – mostra una realtà variegata a seconda dei settori di attività, con la cura della persona in positivo a +2,9% e una maggiore difficoltà nei settori abbigliamento-accessori a -2,1% e l’entertainment a -4,4%. Un negativo più contenuto per ristorazione a -0,6% e altro retail a -1,3%. Un quadro quindi non positivo nel suo insieme ma nel complesso con variazioni settoriali abbastanza moderate. Sarà importante ora monitorare i primi mesi del 2026 che hanno controcifre abbastanza contenute e che quindi potrebbero indicare una stabilizzazione dei consumi a livelli vicini a quelli dello scorso anno».

Nei settori merceologici abbigliamento-accessori termina l’anno con il risultato peggiore a

-2,1%, consolida un andamento altalenante che si è protratto per quasi tutti i mesi del 2025, vanificando il +4,7% del mese di novembre che aveva fatto ben sperare in una parziale ripresa del comparto. In campo negativo anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi) a -1,3%, che mostra tuttavia una realtà variegata a seconda dei comparti con la cura persona a +2,9% e l’entertainment a -4,4%. Quanto alla ristorazione si mantiene su perdite più contenute con una chiusura a -0,6%.

Nei canali di vendita, infine, le high street continuano a registrare andamenti negativi con una chiusura anno a -2,3%. Poco sotto la parità sia i centri commerciali a -0,3% sia i negozi di prossimità a -0,5%.

Nelle regioni la Sicilia chiude l’intero anno a +0,3%, meglio di alcune regioni in campo fortemente negativo, ma mostrando comunque la debolezza dei consumi che ha caratterizzato tutto il territorio italiano nel 2025. Sulle tasche dei siciliani pesa il tasso d’inflazione, che, sebbene lontana dai picchi del passato recente, continua a erodere il potere d’acquisto, pesando sui bilanci familiari. Anche la crescita dell’importo della tredicesima destinata ai consumi al netto dell’inflazione è la più contenuta degli ultimi quattro anni. Dunque, la crescita contenuta dei consumi può essere ricondotta all’aumento dell’incidenza di povertà delle famiglie nelle aree delle province sede dei punti vendita rappresentati da Confimprese.

Quanto alle città di provincia alcune mostrano andamenti in linea con il dato regionale come Palermo +0,8%, Messina e Ragusa +0,9%, mentre altre sono in flessione come Trapani -0,5% e Catania -1,1%. Fanalino di coda Agrigento -1,6%.

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