“La Gioia” è un film che ti resta attaccato addosso come un profumo dolce -amaro che ti accompagna per un bel po’, chiedendoti di fermarti a riflettere sulle emozioni travolgenti che inondano la storia della vicenda narrata.
Il film è tratto da una storia vera, una brutta storia di cronaca avvenuta nel piemontese qualche anno fa, un’insegnante di francese di provincia, una cinquantenne bruttina, isolata dal mondo vive ancora in casa con la sua famiglia, alla quale sembra essere legata da un senso del dovere e gratitudine, che tuttavia è soffocante.
Conduce una vita fatta di piccole abitudini sempre uguali con le quali convive in uno stato di apparente serenità, sono in realtà una bugia che dice a se stessa per non sentire forte quel senso di smarrimento per una vita infelice che conduce, ma alla quale ci si è abituata.
Poi accade qualcosa all’improvviso, un’incontro che diventa collisione di destini, lei Gioia, comincia a dare lezioni private ad Alessio, un ragazzo della sua scuola che appare ad i suoi occhi affascinante, pieno di energie, rumoroso, rispetto a lei che ha condotto sempre una vita silenziosa e ai margini, senza tanti colpi di scena, un copione sempre uguale.
Tra i due c’è uno scambio di energia che li travolge , un’energia nuova che nasce dalla differenza di età, stili di vita, carattere, mondi.Gioia, esprimerà il suo bisogno di cambaire, lo urla dicendo “sono stata lenta tutta la vita”, sente questo bisogno di aprirsi alla vita, pur consapevole che in questo legame, c’è qualcosa che è anomalo, il regista riesce a raccontare in maniera superba questo bisogno di legarsi a qualcosa anche con la consapevolezza che questo genera disequilibri , una ribellione alle regole imposte, che sebbene limitanti ci salvano spesso la vita, Gioia ribellandosi alle regole, in questo caso , pagherà con la vita, l’avere osato.
Alessio , proviene da un mondo fatto di promisquità, appartiene a quella cerchia di gente inferocita dalla vita che non ha scrupoli per niente e nessuno, figli di una solitudine che ti porta a vivere la mediocrità, l’altro non rappresenta nulla, se non uno strumento per ottenere qualcosa.
C’è un sottofondo musicale che accompagna le scene , il brano del tempo delle mele, quel film che la generazione dei cinquantenni di oggi, conosce bene, l’abbiamo ballata nelle feste private da adolescenti, quando sognavamo gli amori giovanili, in un’epoca molto diversa da quella che viviamo ora.
Gioia è rimasta bambina, lo fa vedere bene il regista, attraverso le scene fotografiche in cui viene descritta la stanza della donna, ci sono due bambole in una sedia immobili che dichiarano che il tempo si è fermato per lei, una coperta all’uncinetto che racconta una tradizione che appartiene ad un’altra generazione, un’ordine soffocante che chiede di diventare con urgenza scomposto. Questo tempo che si ferma dichiara un fallimento nella crescita evolutiva psichica, l’essere diventata un’insegnante non vuol dire avere raggiunto un equilibrio psichico, motivo per cui Gioia cade nel tranello della vita.
Gli attori principali Valeria Golino e Saul Nanni, sono di una bravura straordinaria, sono riusciti magistralmente a raccontare l’esplosione della gioia pericolosa e al contempo l’inganno maledetto di qualcosa che non può esistere, perchè già malato nel suo nascere.
Il regista ha raccontato un fatto tremendo di cronaca nera, lei verrà strangolata , morirà vittima di un amore malato, Nicolargelo Gelormini, il regista è riuscito magistralmente a raccontare la pazzia che è in noi, quella che ci travolge se accesa da sentimenti d’amore, o presunti tali , non guarda più nulla, segue solo la voglia di esistere, è una valanga pericolosa.
Un film che ricorda l’importanza di un’educazione sentimentale, oggi più che mai chiave di lettura di molte situazioni pericolose che accadono attorno a noi. Buona visione! “gli occhi tristi, spesso sono conseguenza dell’avere perso la sorella, l’anima”.








