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Quando c’era il Postalmarket

45.000 pacchi al giorno, 8 milioni di cataloghi per stagione: era già Amazon — e siamo nel 1959.Anna Bonomi Bolchini lanciava Postalmarket con 30.000 copie di un catalogo, un sistema di ordini postali e una promessa: comprare qualsiasi cosa senza uscire di casa. Vestiti, casalinghi, giocattoli, elettrodomestici. Tutto consegnato a domicilio, “soddisfatti o rimborsati”.Negli anni ’70 il modello esplode. Il catalogo stagionale diventa un oggetto di culto: 8 milioni di copie stampate ogni stagione, distribuite in tutta Italia. Nelle case italiane arriva come arrivava il pane.

Nel 1987 Postalmarket raggiunge il suo picco: 385 miliardi di lire di fatturato, +20,4% rispetto all’anno precedente, oltre 1.400 dipendenti. Un’azienda che muoveva 45.000 spedizioni al giorno nei suoi anni migliori — numeri che Amazon Italia avrebbe invidiato al suo lancio.Aspetta. Perché nessuno lo insegna a scuola come precursore dell’e-commerce? La logistica su scala nazionale, il catalogo come interfaccia, la resa garantita: è esattamente il modello che Bezos avrebbe costruito trent’anni dopo, partendo dai libri.
Poi arrivano gli ipermercati. Poi internet. Postalmarket prova a stare in piedi: venduto ai tedeschi di Otto Versand nel 1993, rilevato da Filograna nel 2001, da un gruppo Bernardi nel 2003, da Bortolussi nel 2009. Ogni rilancio si interrompe prima di decollare.
Il 25 luglio 2015 il Tribunale di Udine dichiara il fallimento. Nel 2021 qualcuno ci riprova ancora. Nel 2024 il sito era di nuovo in costruzione.Il primo Amazon italiano ha fatto in tempo a nascere, dominare e morire prima che Amazon aprisse il suo primo magazzino europeo.

fonte:quellochenonsapevi

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