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Osservatorio consumi Confimprese: Sicilia -1,7%

Osservatorio consumi Confimprese settembre 2026 rispetto a settembre 2025: Sicilia -1,7%
Il dato di settembre a -0,3% a valore rilevato dall’Osservatorio mensile sui consumi Confimprese-Jakala conferma una tendenza che osserviamo da mesi: i consumi non arretrano per mancanza di domanda, ma per un crescente atteggiamento di prudenza delle famiglie. Tuttavia, il dato complessivo del mercato, sostanzialmente stabile, racconta un consumatore che non ha smesso di spendere, ma che programma gli acquisti con maggiore attenzione e sceglie con cura dove e quando farli. La crescita dei centri commerciali va letta proprio in questa chiave: convenienza, assortimento e ottimizzazione del tempo diventano elementi sempre più decisivi nelle scelte di consumo. Siamo di fronte a una trasformazione dei comportamenti d’acquisto, in cui il fattore prezzo torna a essere determinante e la fiducia resta l’elemento decisivo per sostenere la domanda interna.

«I dati del nostro osservatorio – dichiara Mario Resca, presidente Confimprese – fotografano un consumatore che ha riaperto il portafoglio solo a metà. Non è in ritirata, è in attesa. Settembre mostra come il clima e l’incertezza possano spostare in poche settimane interi flussi di spesa da un settore all’altro. La domanda c’è, ma è diventata più selettiva, meno prevedibile e molto più sensibile al contesto rispetto al passato. Oggi non manca la voglia di consumare: manca la fiducia necessaria per trasformare l’intenzione di acquisto in spesa stabile. È questo il principale freno alla ripartenza del mercato interno».

SICILIA: CONSUMI -1,7%

A settembre 2026 il totale mercato registra un calo contenuto del -0,3%, mentre la Sicilia segna -1,7%, con una performance quindi inferiore di 1,4 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

«Il -1,7% della Sicilia – riflette Resca – ci dice che il problema non è soltanto il meteo. Quando una regione che vive di consumi diffusi e turismo performa oltre un punto sotto la media nazionale, significa che la fiducia delle famiglie resta fragile. I consumatori non hanno smesso di spendere, ma scelgono con maggiore attenzione quando e dove farlo».

Anche le due province monitorate dall’Osservatorio evidenziano un andamento negativo: Catania -0,7%, Enna -1,4%. Il dato di Catania è il migliore delle province monitorate e appare relativamente resiliente. Catania beneficia di maggiore densità commerciale, attrattività turistica, presenza di flussi universitari e professionali, bacino di consumo più ampio. Il fatto che resti negativa indica comunque un rallentamento, ma la flessione dimezzata rispetto alla media regionale suggerisce una migliore tenuta delle aree urbane più dinamiche.

Enna, invece, presenta una flessione più vicina alla media regionale. Qui il dato può essere letto come il riflesso di minore contributo turistico, maggiore dipendenza dalla domanda locale, maggiore esposizione alla prudenza delle famiglie.

Quando il consumatore riduce gli acquisti discrezionali, i territori meno sostenuti da flussi esterni tendono infatti a mostrare contrazioni più marcate.

Sia pure con intensità diverse, emerge una debolezza comune che suggerisce una maggiore prudenza dei consumatori siciliani rispetto al resto del Paese.

In contesti dove il reddito disponibile è mediamente più contenuto, ogni elemento di incertezza economica tende a tradursi rapidamente in rinvio degli acquisti discrezionali. Il dato di settembre riflette non tanto una contrazione dei consumi essenziali, quanto una maggiore cautela sugli acquisti legati a:

abbigliamento e accessori;
beni per la persona;
consumo fuori casa;
spese non indispensabili.
In altre parole, il consumatore continua a comprare, ma seleziona di più e rimanda ciò che può essere posticipato.

Inoltre, il caldo ha probabilmente penalizzato le categorie stagionali. Come stiamo osservando a livello nazionale, settembre ha mantenuto caratteristiche climatiche quasi estive. Questo fattore ha avuto un impatto particolarmente rilevante nelle regioni meridionali, dove le temperature elevate si sono protratte più a lungo. L’effetto è duplice:

minore propensione all’acquisto delle collezioni autunno-inverno;
slittamento della spesa verso ottobre.
Dunque, una parte del -1,7% non rappresenta necessariamente consumo perso, ma consumo differito.

Anche il turismo meno capace di compensare la domanda locale. A differenza di grandi destinazioni urbane come Milano, dove il turismo internazionale sostiene stabilmente i consumi retail, in Sicilia l’effetto turistico è più stagionale. Settembre resta un mese importante per le presenze, ma il progressivo ritorno alla normalità dopo il picco estivo riduce la capacità della domanda turistica di compensare una eventuale frenata dei residenti.

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