HomeStudenti ed istituzioni hanno ricordato Epifanio Li Puma

Studenti ed istituzioni hanno ricordato Epifanio Li Puma

Si è svolta oggi, con intensa partecipazione e profondo coinvolgimento civile, la giornata commemorativa per il 78° anniversario dell’uccisione di Epifanio Li Puma, promossa dalla CGIL Palermo e dalla FLC CGIL Palermo.La manifestazione ha preso avvio alle ore 9.00 con la deposizione di una corona presso il monumento di Borgo Verdi a Petralia Soprana. Successivamente, un secondo momento di raccoglimento si è svolto a Raffo, luogo simbolo della memoria di Li Puma, alla presenza dei familiari di Li Puma. La commemorazione è poi proseguita a Petralia Sottana con un’ulteriore deposizione di corona.

Il cuore dell’iniziativa si è svolto presso il Cine Teatro “Grifeo” di Petralia Sottana, alla presenza degli studenti degli Istituti superiori Salerno di Gangi e Pietro Domina di Petralia Sottana, dove si sono alternati momenti di approfondimento storico, testimonianze e contributi audio e video.È stato proiettato il cortometraggio “Epifania del trono vuoto” di Pietro Attinasi, realizzato dai ragazzi dell’Istituto Industriale di Petralia Soprana attraverso i laboratori co-curriculari dell’I.I.S. “P. Domina”, coordinati dalla professoressa Daniela Li Puma, a testimonianza dell’impegno delle nuove generazioni nella custodia della memoria storica. È stato eseguito un canto preparato presso l’Istituto Alberghiero di Castellana Sicula con la collaborazione dei professori Sergio Leta e Maria Sparacino, e sono stati letti pensieri e poesie dagli studenti del Liceo di Scienze economiche di Petralia Sottana. È intervenuto lo storico Mario Siragusa che ha offerto una relazione dal titolo “Epifanio Li Puma e i fattori storici delle lotte per l’emancipazione contadina sulla Madonie”, contestualizzando la figura del sindacalista nel quadro delle battaglie sociali del secondo dopoguerra.

Numerosi sono stati gli interventi istituzionali coordinati da Pino Lobello: i sindaci di Petralia Sottana, Piero Polito, e di Petralia Soprana, Pietro Macaluso, alla presenza dei loro colleghi o delegati di Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi e Geraci Siculo, i dirigenti scolastici Tiziana Dino di Petralia Sottana e Ignazio Sauro di Gangi e i rappresentanti della CGIL, a conferma di una rete territoriale unita nel segno della memoria e dell’impegno civile. Significativo l’intervento di Calogero Spitale, responsabile CdLZ Alte Madonie, che ha ricordato l’impegno sindacale e umano di Li Puma, figura centrale delle lotte contadine per l’emancipazione e la giustizia sociale nelle Madonie. Le conclusioni sono state affidate a Fabio Cirino, Segretario Generale FLC CGIL Palermo, che ha invitato tutti all’azione: a fare qualcosa per evitare la deriva verso la quale la società sta andando.

La giornata si è chiusa con un messaggio forte e condiviso: “Per non dimenticare la nostra memoria storica, per le nuove generazioni”. Un impegno che rinnova il valore della memoria come strumento di consapevolezza, educazione civica e costruzione di un futuro fondato su diritti, dignità del lavoro e giustizia sociale.

Di seguito un ricordo del figlio Carmelo:

Mio Padre, un contadino socialista

Mio padre era un contadino. Era un lavoratore come tutti gli altri, con questa differenza che ora dico: era un socialista. La sua differenza quale era dei contadini. La sua differenza era che è uno che poteva, voleva fare, aiutare la gente, era questa la volontà.  Mio padre era un comunicatore, era uno che voleva parlare, voleva progredire. Lui si è messo con la Camera del Lavoro, ha fatto sindacato, cercava di aiutare la gente per farli iscrivere negli elenchi anagrafici perché domani potrebbero avere la pensione, con le giornate. Era un uomo cattolico, che badava alla famiglia, noi eravamo una famiglia numerosa di 8 figli. Mio padre era amato e stimato ma amava il divertimento pure, suonava la fisarmonica, però era preciso, era rigido.  Alla scuola un giorno si faceva il sabato fascista e si andava a fare la guardia al monumento dei Caduti. Allora un giorno il professore Pilla mi disse “Carmelo domani se non porti la divisa tu non entri più alla scuola”. Io, arrivato a casa, ho detto “papà non posso andare a scuola lunedì se la divisa non me la fate, oppure mi dite cosa debbo dire”. Mio padre mi ha detto di dire al professore che noi siamo socialisti, non siamo fascisti. Pertanto soldi “nun ce n’avimo, se volete la divisa ce la fate voi”. Io il lunedì sono arrivato e il professore mi ha detto “la divisa?”. Io ho detto soltanto “mio padre non ha soldi per poter fare la divisa”. Non mi hanno mandato via perché con questo professore e con gli altri, anche fascisti, mio padre era un combattente nella guerra 15/18 e pertanto lo conoscevano tutti.

 Appena finita la guerra, subito, senza perdere tempo, nelle Madonie si è svegliato il partito socialista, tramite mio padre e altra gente; questi socialisti cominciarono la battaglia contro il feudo di Verde, San Giovanni, Casa Giordano, contro i feudatari. Cominciarono le riunioni per discutere come fare la battaglia, assieme alla Federterra di Palermo. Mio padre ha lottato per fare la cooperativa Madre Terra, erano 500 soci, per chiedere la terra mal coltivata e incolta. Però i marchesi non hanno dato nessuna terra. L’ha data, la terra, solo il barone La Motta che aveva la terra a Salenella. Mio padre appena si cominciarono le lotte, la prima cosa che ha avuto fatta di male dal Marchese Pottino è stata che non ci dette più la terra che, per eredità da mio nonno, lavoravamo. Non ci dando più la terra a noi che avevamo la terra per vivere, diventava… Mio padre non aveva paura però c’era il bisogno di avere il terreno per potere lavorare.

Quella giornata era una brutta giornata. Abbiamo partito di qua, di Raffo, io mio padre e mio fratello Giuseppe. Tranquilli si parte la mattina per andare a lavorare…Camminando per strada ci ha incontrato il campiere del Feudo Verde. Arrivammo alla Bughia, ci siamo messi al lavoro, mio fratello piccolo guardava le pecore, io ero dall’altro lato, vicino a un burrone che zappavo il terreno. 

Ma io ero curioso che vedevo gente di fronte a noi a un chilometro di distanza. Prima erano due, poi dopo arrivò uno con una mula. Finito di mangiare se ne sono andati ma, come abbiamo cominciato a lavorare, iddi s’hanno fatto trovare proprio al punto del burrone. Io non lo vedevo a mio padre però ho sentito i colpi sparare, ho sentito questi colpi di fucile e sono, sono subito mi sono affacciato.

Mi affacciai mentre proprio, è stato un attimo, io affacciai e chiddi spararono, sentii i botti, affacciai e vissi a mio padre che già era… già avevano fatto …c’era mio fratello, vicino proprio a mio padre, mio fratello era piccolo e, lo sa com’è, mi sono, mi sono perso di memoria, come fare no, perché loro sono fatti il fatto e se ne stavano andando…

Mio fratello Giuseppe mi raccontava da piccolo che quando sono arrivati questi due, la prima cosa che hanno detto, dice “tu come ti chiami? Sei Epifanio Li Puma?” “Sono Epifanio Li Puma” ci risponde mio padre. “Questa terra di chi è?” “di mio cognato”. “Allora fatti la croce” e ci hanno sparato.   C’erano le persone vicino a noi che zappavano pure le fave. Ma non appena sono sentiti i colpi che hanno ammazzato a mio padre, questi se ne sono andati, non sono venuti a dare soccorso a noi.   Telefonando ai carabinieri di Petralia Soprana, ci hanno detto che non era competente di questi carabinieri di Petralia Soprana, che la contrada era contrada Ganci e dovevano venire i carabinieri di Gangi…E i carabinieri di Ganci poi si è fatto notte, non sono arrivati. E mio fratello, insieme poi ai miei zii e a un altro sono rimasti là, di notte.  La mattina dopo siamo andati…E i carabinieri, appena hanno visto a noi, subito si hanno impadronito delle salme, insomma, ci hanno borseggiato la salma …non ci hanno fatto avvicinare a nessuno. Poi è venuto il pretore, a mezzogiorno, l’una e si è fatto questo e allora la salma si è portata a Ganci. 

Poi la salma da Gangi si è portata a Petralia Soprana, dove il sindaco ha fatto la casa ardente nel comune. Dopo domani si è fatto il funerale. Migliaia di persone sono venute da tutte le parti, è venuto Li Causi, Musotto, il sindaco. C’è stato un problema, che il nostro arciprete, di Petralia Soprana, non voleva, non ci faceva il funerale, non poteva entrare in chiesa a fare il funerale, perché era ammazzato. Allora siamo stati costretti a chiamare i cappuccini di Petralia sottana. Una volta che i cappuccini hanno detto Si, ci hanno dato il permesso di fare il funerale religioso nella chiesa. Ha parlato Musotto, ha parlato Li Causi e hanno fatto nome e cognome del Marchese. Il processo c’è stato, però poi è finito nelle Calabrie. Ci hanno mandato una lettera che si aveva fatto il processo però non si sono mai trovati i colpevoli.

Dire chi è stato? Sicuramente, per la prassi che c’era stata prima, non poteva essere altro che il mandante…, però il mandante era sempre la mafia. Forse c’era la mafia feudataria e poi c’era l’altra mafia che l’appoggiava.Mah questi mafiosi che erano, qui nelle Madonie, non è che c’era vera e propria… i mafiosi, no… C’erano gente che erano con il marchese e facevano i mafiosi ma erano quei mafiosi che andavano contro i contadini per raccontare al marchese cosa si faceva, le riunioni che si facevano, quello che si diceva; andavano a casa a disturbare “stai attento perché se tu vai là, terreno non ce ne hai più…”. Insomma, facevano male in quelle famiglie.

Questi erano i mafiosi qui a Petralia soprana. Io conoscevo questi, che pensavo che erano mafiosi… Però mafioso vero, vero vero e proprio no… Noi li chiamavamo i “saccanari” i mafiosi che erano qui. La mafia era questa, erano gente che approfittavano, approfittavano di qualcuno che era mafioso. Io ho saputo soltanto che quello che se n’è andato con la mula si chiamava Don Quillo, era di Villarosa.

L’Onorevole Musotto, dopo la morte, si è portato a Roma mio fratello Giuseppe, che era alla Bughia quando è stato ucciso mio padre e mia sorella per farli studiare E quel ragazzo, quando tornava qui in vacanza, era interrogato sempre dai Carabinieri. Mio fratello, la risposta che dava era sempre una: “portatemeli di fronte, mi date il mitra e vi dico chi è”. Invece a mio fratello Pietro gli diceva: “prendiamoci il fucile e li andiamo a cercare”. Poi c’è stata la vicenda che lo hanno portato a Roma e quando arrivò a 18 anni doveva rientrare a casa. Ma due giorni prima lo hanno portato alla spiaggia di Fregene, per fare il bagno con tutti i ragazzi. Allora, lo hanno tenuto un’oretta a mare e hanno fatto rientrare tutti i ragazzi, tranne mio fratello Giuseppe e un altro. L’hanno lasciati in mare e appena l’hanno lasciato in mare, mio fratello si annegò. Ma quella è una morte misteriosa per me e lo dico sempre; quella morte non è venuta così, io penso che c’è stato qualche cosa che non è andata, perché mio fratello era uno che parlava, uno che voleva sapere… penso che qualcuno lo ha tirato per i piedi e per non far vedere che era stato uno solo, lo hanno fatto tutte e due.  La morte di mio padre ci ha lasciato, come devo dire, ci ha lasciato nudi, noi non

avevamo niente. La povertà avanzava però c’è stato un coraggio di mia madre, della famiglia, tutti assieme, mia madre fu coraggiosa e con l’aiuto degli zii, dei nostri parenti, di qualche cosa della nostra zona qua, …abbiamo tirato avanti e siamo arrivati a questo punto.

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