Primo Maggio a Portella. Oggi la manifestazione di Cgil e Fillea. Ridulfo e Di Franco: “La nostra mobilitazione per ridare dignità al lavoro prosegue. Urge un salario minimo, più sicurezza nei cantieri, una legge di rappresentanza per i lavoratori”
Palermo 1 maggio 2026 – La Cgil riparte da Portella della Ginestra per mettere al centro il lavoro dignitoso, la qualità dell’occupazione, la difesa della democrazia e dei diritti con la proposta di due nuovi referendum sulla sanità e sugli appalti e la necessità di nuove politiche industriale e sociali. Più di 2.500 i manifestanti
al corteo, con le delegazioni degli edili della Fillea giunte da tutta Italia, da Bolzano ad Agrigento, rivendicando a gran voce: “basta morti sul lavoro”.
La giornata si è aperta con la commemorazione al cimitero di Piana degli Albanesi e la deposizione di una corona di fiori nella cappella, da parte della Cgil, dell’amministrazione comunale e dell’eparchia di Piana.
Alle 9,30 il raduno presso la Casa del Popolo di Piana. Il corteo, preceduto dalla banda di Mezzojuso “Giuseppe Petta”, è partito intorno alle 10 per raggiungere il pianoro di Portella della Ginestra, memoriale della strage.
Al Sasso di Barbato, davanti a diverse centinaia di persone, si è svolta la cerimonia, introdotta dal minuto di silenzio e dalla lettura dei nomi delle vittime da parte di Chiara Sciortino, dell’associazione Portella, nipote di Ignazio Plescia, uno dei superstiti della strage. In apertura, i saluti di Maria Modica, responsabile della Camera del Lavoro di Piana degli Albanesi.
“Come ogni anno – ha detto Maria Modica – ci ritroviamo a Portella della Ginestra per rinnovare il ricordo delle vittime del 1° maggio 1947, quando la banda di Salvatore Giuliano, aprì il fuoco sulla folla di contadini e lavoratori riuniti per celebrare la festa dei lavoratori, causando 13 morti. A 79 anni da quell’eccidio, Portella rimane un simbolo della lotta per i diritti, la giustizia sociale e la democrazia”.
Quindi gli interventi del segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e del segretario generale Fillea Cgil Antonio Di Franco.
“A Portella della Ginestra rinnoviamo, tutti assieme, il nostro impegno, la lotta per i diritti, primo fra tutti il diritto supremo alla pace, alla libertà e all’uguaglianza – ha detto Mario Ridulfo – La nostra mobilitazione prosegue e mette al centro, non solo il tema del salario ma anche il diritto ad un sistema sanitario veramente universale e il diritto al lavoro dignitoso e in sicurezza.Noi non ci fermeremo, perché dai Referendum, sia da quello dell’8 e 9 giugno 2025 che da quello del 22 e 23 marzo scorso, è arrivata una forte richiesta di cambiamento e le parole devono nuovamente diventare azione”.
“Sul tema della sanità – ha aggiunto Ridulfo la Cgil avanza una proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del SSN e la valorizzazione del personale, per rendere effettivo il diritto alla salute. Sul tema degli appalti una proposta per modificare le norme relative ai subappalti a cascata, causa di tanti dei mille operaidici che avvengono in Italia ogni anno, Per tutti questi motivi abbiamo, tutti assieme, l’obbligo morale di dare continuità alla mobilitazione e di farlo ancora nel paese, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, fin dentro i luoghi della democrazia parlamentare, attraverso gli strumenti che la costituzione Repubblicana e antifascista ci consente”.
Il segretario generale della Fillea Cgil nazionale, Antonio Di Franco, ha puntato il dito sul decreto del Primo maggio governo che finanzia le imprese e non i lavoratori e sulla mancanza di investimenti sulla sicurezza, per interrompere la strage dei morti sul lavoro.
“Portella è un luogo simbolo, che in questo momento ci carica di responsabilità rispetto alla fase difficile in cui versa il lavoro nel nostro Paese – ha detto il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco – Coincide con il decreto del governo, che per la festa dei lavoratori decide, ancora una volta di dare solo soldi alle imprese, infischiandosene di chi lavora e sostiene l’ 85% dell’ Irpef insieme ai pensionati. Nessuna risposata concreta per combattere le morti sul lavoro e nessun sostegno ai familiari delle vittime completamente abbandonate. Chi difende il lavoro non può essere entusiasta di questo decreto usando giudizi a metà. È il momento delle parole chiare: urge un salario minimo come in quasi tutta Europa ed una legge sulla rappresentanza, che eviti contratti pirata e falsa formazione erogata che è causa di tanti infortuni”.








