Nuova proposta teatrale OGGI giovedì 14 maggio 2026 alle ore 18.30 al cinema Di Francesca Cefalù: MICROCLIMA scritto e diretto da Alessia Cristofanilli
co-prodotto dalla sede italiana della Fondazione Friedrich Ebert
in collaborazione con La Fabbrica dell’Attore –
Una drammaturgia originale che sceglie il linguaggio del teatro per affrontare una delle questioni più sottili e decisive del nostro presente: la normalizzazione delle destre e il progressivo indebolimento della cultura democratica.
Ingresso euro 2,00
Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25
Il microclima è la circostanza ambientale specifica che permette un certo tipo di sviluppo, quindi tutte le caratteristiche che, pur essendo attorno a un essere vivente, ne determinano l’intima condizione. Microclima, al Teatro Vascello scritto e diretto da Alessia Cristofanilli, è un habitat che si estende in obliquo sul palco, strutture sottili di ferro verde a comporre una geometria scheletrica che compie la metratura, arredata, di una casa. Ovunque, piante. E una famiglia di cinque persone. Quasi sei. Il contesto casalingo è dunque l’elemento dominanti dei dialoghi tra Edda (Sylvia Milton) e Rud (Federico Gatti), attivisti che ancora credono nell’impegno e nella libertà d’azione, pur dovendo venire a patti con l’economia globale che riverbera nella conta delle mandorle per la colazione, nelle lotte quotidiane per crescere i propri figli senza rinunciare a ciò in cui si crede. Come nel precedente Da qui non è mai uscito nessuno, Cristofanilli consegna al pubblico un testo denso che intende discutere la condizione sociale della contemporaneità, per cercare di capire che fine facciano nel tempo i valori, le idee, su cui è fondata un’esistenza. Dalla dimensione privata al contesto civile le parole dei due personaggi affondano nella difficoltà di interpretare il cambiamento del tempo, vivono tenendo fede a sé stessi, ma qualcosa come un parassita per le piante – motivo per cui dal vivaio che gestiscono hanno dovuto creare in casa una serra – si è diffuso tra le pareti, nelle parole e nei silenzi che il figlio grande, Olmo (Francesco Morelli), porterà alla luce. Il dialogo tra i due, che spesso si fa monologo diretto all’esterno, è ricco e ben scritto, ma rischia di mostrarsi eccessivamente verboso, rimandando per un tempo lungo di giungere al punto a cui si vuole arrivare, lasciando così poco spazio verso la fine per coglierlo pienamente. Qual è il confine tra il compromesso e la libertà? Questa è la domanda che scava la famiglia da dentro e allarga ancor di più la condizione di precarietà, così che dopo tante parole resta in casa solo il vuoto pneumatico delle piante e il suono di una radio che, nel silenzio, si sintonizza appena. (Simone Nebbia)
Scritto e diretto da Alessia Cristofanilli; con Federico Gatti, Sylvia Milton, Francesco Morelli; movimenti di scena Alberto Bellandi; scene Eleonora Ticca; costumi Nika Campisi; assistente ai costumi Marco Di Maggio; light Designer Chiara Patriarca








