HomeTerritorioCefalù, "Città col porto o Città di Porto?

Cefalù, “Città col porto o Città di Porto?

Ieri, il Ministro Nello Musumeci, intervenendo  nel convegno “La portualità minore: città col porto o città di porto?”, tenutosi al Teatro Comunale Salvatore Cicero, ha affermato che Cefalù, come molti altri centri marinari, non nasce come città di porto, però, può diventarlo, a condizione che l’Amministrazione, il Consiglio comunale ed i cittadini ne abbiano la volontà.Il passaggio del Ministro merita di essere approfondito, a prescindere dalle appartenenze partitiche.

Sulla volontà dell’Amministrazione, che governa Cefalù da 14 anni, più eloquenti delle parole sono i numeri.Il primo numero è 360.000 ed indica gli euro che nell’ultimo Piano Triennale delle Opere Pubbliche – lo strumento con cui il Comune programma gli investimenti da realizzare nei successivi tre anni – sono destinati, per l’anno 2026, ai lavori di manutenzione della banchina della diga foranea del porto di Presidiana.

Un numero in sè esiguo, che, per gli anni 2027 e 2028, si riduce addirittura a 0.00 euro.360.000 e 0,00 euro sono cifre emblematiche del livello di attenzione che l’Amministrazione ha riservato al porto, solo, per semplici lavori di  manutenzione e della marginalità per il futuro della città che ha caratterizzato l’azione amministrativa degli ultimi 14 anni.

Il secondo numero è 39.000 ed indica gli euro chiesti dall’ingegnere Domenico Spina per la redazione dello Studio di Impatto Ambientale, indispensabile nell’iter autorizzativo del progetto, che la Sindaca Vicari gli aveva affidato e per il quale Spina si era avvalso della supervisione dell’insigne Architetto svizzero Mario Botta.Quei 39.000 euro non erano per una spesa accessoria, ma per una spesa fondamentale nell’iter di approvazione del progetto di messa in sicurezza e di completamento del porto di Presidiana, che, prima di essere definitivamente accantonato dalle Amministrazioni successive a quelle della Vicari, era arrivato ad un passo dal traguardo.

Fa riflettere il fatto che coloro che allora erano all’opposizione e che oggi amministrano la città  contestarono, persino, quella spesa tecnica, ed  arrivarono, nel 2011, a presentare un’interpellanza per chiedere  conto e ragione di quella spesa di 39.000 euro.Il richiamo del Ministro Musumeci al ruolo del Consiglio comunale mi dà, anche, lo spunto per un’amara considerazione.Il Consiglio comunale, almeno nella sua componente di maggioranza, piuttosto che essere la sede istituzionale del confronto sulle scelte autenticamente strategiche per la Città, negli anni è stato progressivamente ridotto a un organo di ratifica delle decisioni assunte dai suoi capibastone.Se davvero si vuole affrontare il futuro del porto, si deve iniziare dal recupero del ruolo istituzionale del Consiglio comunale, che, negli ultimi 14 anni, non è stato mai chiamato a confrontarsi sulla questione a riprova del disinteresse politico-amministrivo che l’Amministrazione ha riservato alla stessa.

Dopo 14 anni i cittadini hanno il diritto di conoscere il progetto o l’idea di sviluppo che questa amministrazione, la maggioranza consiliare che la sostiene ed il Consiglio comunale tutto intendono consegnare alle future generazioni.

Nella speranza che, per esse, Cefalù diventi CITTÀ COL PORTO E DI PORTO.

      Pasqualino Turdo, Consigliere comunale

RELATED ARTICLES
Advertismentspot_img
- Advertisment -

ULTIME NOTIZIE

Advertismentspot_img
Advertisment
Advertismentspot_img